La Rinascita
13 febbraio 2004

Riviste

Ds, la deriva moderata

Le ragioni dell'adesione al Pdci


Il comunismo reale è morto, viva il comunismo ideale. Cosi potrei riassumere la storia della mia decisione di accettare la (generosa) offerta del PdCI (per bocca di Armando Cossutta e di Oliviero Diliberto) di entrare nelle liste del partito alle prossime elezioni europee. La dirigenza soprattutto torinese di DS ha diffuso le più varie calunnie su questa decisione: che ero in cerca di un posto in Europa comunque sia, dopo che loro non mi avevano voluto ricandidare (ma perché? hanno offerto solo spiegazioni futili), che non avevo rispettato le regole del partito (versamenti non fatti alla federazione di Torino: ho chiesto di mandarmi una fattura), e cose simili. Nessuna ragione politica che valesse la pena di venir discussa in pubblico. Per esempio, il mio sempre più accentuato allontanamento dalla linea della dirigenza - locale e nazionale - del partito, in una direzione che mi permetto di chiamare di sinistra. La vicinanza ai movimenti, la critica radicale al sempre più scandaloso filosocialismo (inteso come craxismo) di D'Alema e dello stesso Fassino (si legga il suo libro con le lodi di Craxi); il rifiuto della politica del partito sulla questione dell'Iraq e della guerra in generale, sui temi della globalizzazione e dell'appeasement con l'economia capitalistica, considerata la sola possibile, magari con qualche oliatura di "nuovo" welfare; ma intanto la legge 30, le proposte di Rutelli sulle pensioni, il sabotaggio del referendum sull'articolo 18 (e la sottovalutazione del suo rislutato: se dieci milioni vi sembran pochi!); il "riformismo" rappresentato dal quotidiano omonimo il quale premia Fini come il politico dell'anno perché ha avuto il "coraggio" di condannare l'Olocausto, ma intanto sostiene la politica bellica di Bush e C. e, all'interno, promuove la legge sulle droghe (Muccioli, in confronto, era un grande liberale); Prodi che, in Europa, progetta di costituire una "grande partito europeo di centro", insieme alla destra chiracchiana francese - ne ha tutto il diritto, naturalmente; ma la sinistra, e il listone, che c'entrano? Insomma, di tutte queste ragioni politiche non ho avuto modo nemmeno di discutere con la dirigenza DS; e certo non solo io: il malessere della sinistra interna è sempre più marcato, tuttavia essa continua a voler rimanere "interna", probabilmente fino alla estinzione completa della sua già flebile voce.

Si sa che ho deciso di aderire alla proposta del PdCI dopo essermi per un po' di tempo impegnato nel progetto di Di Pietro e Occhetto; la loro lista aperta mi sembra certo capace, secondo quel che si propone, di coprire quella vasta area di scontento verso il moderatismo dei DS-Margherita-Sdi, che minaccia di far aumentare l'astensionismo e il disgusto per la politica. Auguro naturalmente alla loro lista tutto il successo che merita, e al quale io stesso avevo pensato di poter contribuire. Ricordo di passata che queste prossime elezioni europee sono fatte con metodo proporzionale, e che dunque vale la pena proprio coniderarle come un test per l'orientamento dell'elettorato. Sperare che vincano le liste antriberlusconiane, che fanno riferimento a Prodi, è sacrosanto; ma lo è altrettanto cercare di far sì che invece non "vinca" e sia ridimensionata la lista "unitaria" riformista; una sua affermazione significherebbe una specie di "licenza di uccidere" ogni dissenso e ogni prospettiva di sinistra per la dirigenza moderata dei DS.

Dunque, moltissimi auguri a Di Pietro-Occhetto. Ma il comunismo ideale? Per quanto mi riguarda, io mi rendo conto che le ragioni che mi hanno opposto alla dirigenza nazionale e locale dei DS in questi ultimi anni sono ragioni, come dicevo, "di sinistra"; un po' scherzosamente ma non tanto, ho detto una volta che non sono mai stato un giovane comunista ma sto diventando un vecchio comunista. Di quel comunismo ideale che diventa tanto più vivo quanto più si è liberato dei pesi del comunismo "reale". Davanti ai disastri che sta producendo, e che fatalmente produrrà in futuro, il capitalismo imperialista dell'America di Bush (ma solo di lui?) io sono persino disposto a riprendere in esame il giudizio sulla violenza del leninismo e dello stalinismo. Mi rendo sempre più conto,insomma, che il futuro della democrazia può essere solo socialista: con una economia non abbandonata nelle mani dei monopoli privati, con una libertà di stampa e di opinione che non dipenda solo dai poteri forti degli stessi monopoli. Sembra che i nostri "moderati" che cercano un "bipolarismo mite" (l'espressione è di Pietro Marcenaro, segretario DS del Piemonte, che vuole fare accordi con Ghigo - una risorsa della regione, come la Mediaset di D'Alema!) non guardino per nulla al mondo extraoccidentale: l'Africa che sta morendo di AIDS e di guerre alimentate dalle nostre armi; l'America Latina dove solo un appoggio franco dell'Europa può decidere la lotta per liberarsi dall'imperialismo yankee; eccetera. Avete mai sentito ricordare problemi come questi nei discorsi "programmatici" (bah) dei dirigenti DS?

Sono convinto che Occhetto e Di Pietro hanno gli occhi e le orecchie aperte anche su questi problemi. Io mi sento più a mio agio - e più in accordo con gli elettori che mi hanno votato nel 1999 - se guardo a queste tematiche con una prospettiva "comunista", nel senso di quell'ideale di uguaglianza e governo sociale dell'economia e delle libertà civili che dicevo prima. Che cosa è cambiato, per me, dal 1999, quando mi candidai nei DS? E' vero, sono loro che non mi vogliono più, ma non credo ci sia solo questo fatto "personale". Davanti all'irrigidimento del regime neocapitalista, sia in Italia sia nel mondo dominato da Bush, la "sinistra" italiana ha assunto posizioni sempre più moderate, perché conta di poter tornare a vincere le elezioni solo spostandosi progressivamente al centro-destra; imitando, insomma, anche nei modi di condurre la campagna elettorale, il nemico Berlusconi. Credo invece che, sia guardando alla situazione interna (con la povertà crescente che non può essere nascosta dagli statistici del cavaliere; e con la minaccia di "riforme" costituzionali autoritarie) sia a quella internazionale (aspettiamo il voto sull'Iraq!) si può solo accettare la sfida della radicalizzazione. Anche se siamo pochi e rischiamo di rimanerlo a causa dell'assordante propaganda del regime (e di quella dei suoi amici bipolaristi "miti"), il comunismo "ideale" resta uno dei pochi orizzonti che possono dare senso alla politica e anche alle nostre esistenze individuali. Tutto il resto è marmellata consumistica e "fumus Berlusconis". Aiutiamoci e aiutiamo gli italiani a liberarsene.

GIANNI VATTIMO