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"Il socialismo ossia l'Europa"
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Documenti e articoli


La via dell'Europa

La via d'Europa Il Manifesto, 28 marzo 2004
Si dice che non esista una terza via tra il capitalismo da guerra degli Stati Uniti e il terrorismo. Errore: la terza via è la via dell'Europa. Quella dell'alleanza con i paesi non-allineati, come il Brasile di Lula, per contrastare la divisione terroristica del mondo operata dagli USA.

Dediche all'Europa - Identità La Rinascita, 11 giugno 2004
C'è un'identità culturale e spirituale dell'Europa, e sono gli ideali che in senso largo possiamo chiamare socialisti. Ispirandovisi sempre più profondamente, l'Europa può sia affermarsi come soggetto politico autonomo, sia - come esempio di vita sociale, e come polo alternativo nella politica internazionale - fungere da riferimento per tutta quella parte del mondo che ormai desidera solo liberarsi dal sempre più soffocante dominio americano.

L'Alleanza dei non allineati La Rinascita, 4 giugno 2004
Finché è in tempo, l'Europa dovrebbe scegliere di collocarsi senza riserve nel campo dei paesi "altri", il nuovo schieramento dei non allineati (dal Brasile all'India al Messico alla Cina) che, anch'essi in conseguenza della guerra, prendono coscienza dei propri interessi e della propria forza. Solo da una tale alleanza (se non santa, per lo meno decente e umana) possiamo aspettarci un futuro diverso da quello che si profila oggi a partire dall'Iraq.

L'Europa ci salvi dagli Usa Il Manifesto, 25 maggio 2004
"Ciò che la guerra irachena - non solo con le sue torture - ci ha definitivamente insegnato è che non ci può essere pace nel mondo se non si pone - oppone, contrappone, giustappone? - accanto agli Usa un altro grande soggetto politico capace di ispirarsi a un diverso modello di società. Sognare che un esercito europeo, della vecchia Europa, possa determinare l'abbandono americano dell'Iraq e così aprirvi la via a pace e democrazia non è fantasticare a vuoto; è solo anticipare una soluzione che oggi appare remota, ma che con il tempo si rivelerà come la sola possibile alternativa alla guerra infinita di Bush".

Soldati europei al posto dei marines? La Stampa, 15 maggio 2004
"Un esercito europeo, di europei (Francia e Germania, anzitutto; e anche Italia, se il nome del nostro Paese non è ancora definitivamente compromesso) dovrebbe al più presto interporsi fra le truppe angloamericane e le milizie irachene, in vista di una sostituzione completa degli attuali occupanti. Per riuscire a produrre una pacificazione, questo esercito europeo dovrebbe essere ed apparire davvero terzo rispetto ai contendenti attuali. E’ forse questa, con tutte le sue difficoltà, la sola alternativa ad abbandonare l’Iraq a quella guerra «in-civile» che tutti tanto ci spaventa".

Votare, quale Europa Galatea - European Magazine, marzo 2004
Un'Europa di sinistra: pace, diritti. "Una riduzione dei consumi. Il pianeta sta per andare a ramengo, lo sviluppo non va immaginato in termini quantitativi. Quel poco che si chiedeva a Kyoto è stato rifiutato. Sono dei suicidi, non voglio partecipare a questo gioco. C'è il problema dei brevetti delle medicine di urgenza, l'aiuto al terzo mondo, i minimi di assistenza sociale. Stiamo buttando a mare questi contenuti per fare dell'Europa un grosso contenitore economico anti-Usa. Bisogna essere radicalmente contro la politica americana, ma con contenuti nostri, alternativi. Più diritti e più diritto".

"Mandatemi a Strasburgo, sono un comunista ideale" La Repubblica - Torino, 20 maggio 2004
L'intervista al candidato Gianni Vattimo sui suoi propositi per l'Europa. "Un'Europa più di sinistra, non soltanto attenta alle leggi del libero mercato".

L'Unione non fa la potenza Avvenimenti, 30 aprile 2004
"Che cosa aspettarsi da un'Europa allargata che non abbia adottato una costituzione capace di farla funzionare davvero come un agente di progresso civile, di sviluppo economico, e come soggetto di politica internazionale capace di resistere alle pulsioni imperialistiche sempre più evidenti nella unica superpotenza che è rimasta, per ora, sulla scena politica mondiale?"

La pacificazione che non è più possibile Il Manifesto, 11 maggio 2004
L'Europa sarà impotente e sorniona solo fino a che si sforzerà di credere che i suoi interessi sono quelli dell'Occidente "amerikano", mantenendo la posizione di "accodata" che, come sappiamo ora, è concessa all'Italia nella coalizione dei volonterosi alleati di Bush e Blair. Ora bisogna semplicemente ritirare le truppe italiane. Oppure avere il coraggio di rivoltarle contro gli invasori.

"Laïcité signifie libérer, pas interdire" Libération, 4 marzo 2004
"Je veux une Europe qui soit non pas tant un premier pas vers la «cosmopole» qu'un agent de paix, dans un monde multipolaire, où les Etats singuliers de la Vieille Europe risquent d'être engloutis par la Superpuissance. La paix, en somme, est un ordre, non une masse inerte, et l'ordre est toujours relation équilibrée entre agents différents..."

Il rapporto Fortou e la sinistra in Europa L'Unità, 11 marzo 2004
Il ruolo della sinistra in Europa. "Noi vogliamo l'Europa unita, è vero. Ma per farne che, sembra che lo sappiano chiaramente solo i fautori del "libero mercato". Per il quale, francamente, non si vede che bisogno ci sia della sinistra". La sinistra ha invece proprio il compito di liberare l'Europa dal dominio assoluto della legge del mercato, proponendo politiche che contrastino con il pensiero di chi vede nel mercato il meccanismo regolatore della vita, non solo economica.

Un programma per l'Europa MicroMega, 1/2003
Se vuole restare fedele alle proprie radici culturali - ma anche ai propri interessi - l'Ue deve essere altro rispetto all'impero degli Usa: nel welfare, nell'economia, nel diritto alla pace, all'istruzione, alla sanità e all'ambiente. Non siamo tutti americani. Né dobbiamo esserlo.

Intanto a Strasburgo: sguardo sull'Europa L'Unità, 24 gennaio 2002
L'articolo dal quale deriva il titolo dell'ultimo volume di Gianni Vattimo, "Il socialismo ossia l'Europa". "[...] oggi un programma socialista, o di sinistra, può e deve identificarsi come programma dell'integrazione europea. E' in questo programma che si concretano e appaiono praticabili i valori di cui la sinistra e il socialismo sono ancora portatori".

Casa Europa La Stampa, 31 maggio 2003
In occasione dei lavori della Convenzione sulla costituzione da dare all'Europa, alcuni intellettuali di vari paesi (Jurgen Habermas, Jacques Derrida, Fernando Savater, Umberto Eco, Richard Rorty, Adolf Muschg, Gianni Vattimo) hanno concordato di pubblicare, ciascuno su un grande organo di stampa del proprio paese, articoli per promuovere una riflessione sulla necessità di rafforzare i legami federali tra le nazioni dell'Unione e di riconoscere i valori che li accomunano. Qui l'articolo di Vattimo.

Con Prodi ma non in triciclo

Enrico Berlinguer - M come Morale La Rinascita, 11 giugno 2004
"...la questione morale a cui pensava Berlinguer non ha fatto che ampliarsi, negli anni recenti, fino al punto da non essere più riconoscibile come una questione specifica, anzitutto quella della corruzione amministrativa e della ricerca sfrenata del guadagno. Adesso ha finito per diventare, più che questione della morale, la questione DEL morale - dello stato d'animo dominante. Nel mondo in cui la legge del mercato è diventata ufficialmente, anche per la sinistra, la sola garante dello "sviluppo" (crescita del PIL, ampliamento dei mercati), non c'è più problema su ciò che si può o non si può fare; si tratta solo di vedere se possiamo sopravvivere senza asfissia in un clima culturale di questo genere".

Le ragioni di una scelta L'Unità, 1 giugno 2004
"L'Europa che può agire come legittimo soggetto politico in funzione di bilanciamento dello strapotere americano, imponendosi anzitutto come esempio di una politica eticamente ispirata (un compito per cui gli Stati Uniti hanno perso ogni credibilità), e coagulando intorno a sé il consenso dei tanti "terzi mondi" che oggi vengono lasciati andare alla deriva (non solo l'Africa, ma molta parte dell'Asia e dell'America latina), è un'Europa che riconosca nella tradizione socialista (ma io direi senza troppi pudori: comunista) le radici della propria specificità".

L'intervento al Congresso Nazionale dei Comunisti Italiani Rimini, 21 febbraio 2004
Le ragioni dell'abbandono dei DS e della candidatura nei Comunisti Italiani, nel discorso tenuto al Congresso Nazionale. Il comunismo reale è morto, viva il comunismo ideale.

DS, la deriva moderata. Le ragioni dell'adesione al PdCI L'Unità, 4 marzo 2004
L'uscita a sinistra dai DS. La "sinistra" italiana ha assunto posizioni via via più moderate, perché conta di vincere le elezioni solo spostandosi progressivamente verso il centrodestra. Il "comunismo ideale è uno dei pochi orizzonti che possano dare senso alla politica e anche all'esistenza individuale.

Il caso Watson Il Manifesto, 9 giugno 2004
Rifare la DC, capisco. E la sinistra? L'Unità, 4 marzo 2004
DS o DC? Se Prodi va verso un partito europeo di centro La Stampa, 7 febbraio 2004

Il progetto di una "nuova DC" europea, nelle discussioni tra Prodi e Bayrou per la costruzione di un nuovo gruppo di centro al Parlamento Europeo, recentemente confermato dal capogruppo dei liberali Watson. E' (solo) questo il destino del triciclo? E la sinistra, in tutto ciò?

Silvio commosso ringrazia... Da Critica liberale, X, 97, novembre 2003
VIOLANTE (DS): "Ieri l'onorevole Adornato ha ringraziato il presidente del nostro partito per aver detto che non c'è un regime. Io sono d'accordo con Massimo D'Alema: non c'è un regime sulla base dei nostri criteri. Però, cari amici e colleghi, se dovessi applicare i vostri criteri, quelli che avete applicato voi nella scorsa legislatura contro di noi, che non avevamo fatto una legge sul conflitto d'interessi, non avevamo tolto le televisioni all'onorevole Berlusconi (Commenti dei deputati di Forza Italia e di Alleanza Nazionale)... Onorevole Anedda, la invito a consultare l'onorevole Berlusconi perché lui sa per certo che gli è stata data la garanzia piena - non adesso, nel 1994, quando ci fu il cambio di Governo - che non sarebbero state toccate le televisioni. Lo sa lui e lo sa l'onorevole Letta. [...] A parte questo, la questione è un'altra. Voi ci avete accusato di regime nonostante non avessimo fatto il conflitto d'interessi, avessimo dichiarato eleggibile Berlusconi nonostante le concessioni... Durante i governi di centrosinistra il fatturato di Mediaset è aumentato di 25 volte. Dunque, non c'è stata alcuna operazione di questo genere. Ora, se dovessimo applicare i criteri che avete applicato voi a noi, altro che regime, cari amici! Non è stato così". (Camera dei Deputati, 28 febbraio 2002).

L'interesse del Piemonte l'impegno per l'Europa L'Unità, 28 luglio 2003
Il mandato di Gianni Vattimo secondo... Gianni Vattimo. L'Europa ha bisogno di lobbisti anche nel Parlamento europeo o di rappresentanti che si occupino delle grandi questioni dell'Europa che verrà?

L'Europa della tolleranza

Dalla genetica alla privacy: possiamo cercare nella nostra natura i limiti e i criteri per decidere sulla moralità delle scelte? La Stampa, 2 aprile 2003
"Troppo spesso quello che ci è spacciato per "natura umana" da questa o quella dottrina è solo un ideale di umanità corrispondente a certe condizioni sociali o addirittura a certi interessi contingenti: se c'è da andare alla guerra, vi si dirà fatalmente "sii uomo", con il sottinteso che ovviamente l'uomo, per natura, deve essere pronto alla guerra. Eppure, quando si riflette su problemi come la manipolazione genetica, ma anche sul più tradizionale problema dell'aborto, la natura sembra fare sempre di nuovo capolino".

Se la natura diventa un alibi L'Unità, 22 febbraio 2004
Bioetica e democrazia: oltre il paradigma della natura www.alteracultura.org, marzo 2004
Il dibattito sulla ricerca scientifica e in particolare sulla bioetica. Occorre abbandonare la legge di natura come base della morale individuale e delle leggi civili, che esalta le differenze "naturali", e rifarci invece alla nostra responsabile libertà.

Grazie a Dio siamo laici La Stampa, 23 ottobre 2003
"La laicità dello stato è un valore profondamente cristiano, come la democrazia; che chiede - ai cristiani, anzitutto - di essere affermato nel rispetto delle fedi altrui e della libertà di tutte le coscienze. Se no, accade ciò che troppo spesso è accaduto nella storia, come osservava un arguto e cattolicissimo filosofo italiano, Gustavo Bontadini: la Chiesa quando è minoranza parla di libertà, quando è maggioranza parla di verità. Salvo poi chiedere perdono con qualche secolo di ritardo a coloro che sono stati perseguitati dalle varie Inquisizioni".

Europee, i candidati liberi tutti. Diritti e laicità: le istanze di omosex e trans nei programmi di cinque politici L'Unità, 25 maggio 2004
Gianni Vattimo: un "Pensiero" e una candidatura contro tutti i dogmatismi. Vattimo è candidato al parlamento europeo dal partito dei Comunisti Italiani, è stato eletto eurodeputato nel 1999 nei Democratici di Sinistra, ha partecipato in qualità di invitato permanente al direttivo nazionale del Coordinamento Omosessuale DS (CODS). Nel segnalare che è docente di filosofia all'Università di Torino e nel tratteggiare il suo profilo, non possiamo non dire che è persona dalla battuta gentile e pronta, la cui compagnia è piacevolissima. Raro caso di politico e filosofo a contatto con la gente che riesce a essere di casa negli atenei di tutto il mondo. Negli anni Cinquanta ha lavorato ai programmi culturali della Rai con Furio Colombo e Umberto Eco. Collabora come editorialista a "La Stampa", "L'Unità", "Il manifesto". E' vicepresidente dell'Academìa de Latinidade. E' teorico del "pensiero debole" che vede la storia dell'emancipazione come una progressiva riduzione della violenza e dei dogmatismi e che favorisce il superamento di quelle stratificazioni sociali che da questi derivano. Recentemente ha rivendicato al proprio pensiero anche la qualifica di autentica filosofia cristiana per la post-modernità. Contro i dogmatismi che alimentano le ingiustizie sociali si è impegnato prima nel Partito Radicale, poi in Alleanza per Torino e nella campagna elettorale dell'Ulivo, del quale è un convinto sostenitore. Info su www.giannivattimo.it. (Delia Vaccarello)

L'omofobia è ancora forte, la Chiesa dovrebbe pensarci La Repubblica, 2 agosto 2003
"...forse senza accorgersene, la Chiesa continua ad alimentare un certo modo di essere gay: quello di chi non cerca la convivenza, quello di chi concepisce il rapporto con il sesso solo come lo vivono gli eterosessuali che frequentano le prostitute". Commento alle aggressioni di Bari e al documento Ratzinger.

Il filosofo e l'orgoglio omosex. "Farà scandalo? Allora è utile" La Repubblica - Bari, 6 giugno 2003
"In questa politica spettacolo, dove sono attori mediocri solo il Cavaliere e i suoi "famigli", i gay rivendicano il diritto di manifestare, manifestarsi e agire anche in modo seriamente politico".

Chiesa senza democrazia La Stampa, 24 aprile 2003
"Questo discorso vale anche per tutte le pretese della Chiesa in tema di cosiddetti "diritti naturali" della vita: dal diritto di sperimentare con gli embrioni, alla fecondazione assistita solo entro determinati limiti che la rendono di fatto quasi impossibile, e obbligano chi vuole uscire da tali limiti ad affrontare costose trasferte all’estero; più o meno come una volta i ricchi che divorziavano in Nevada. Queste pretese e anche molte altre simili sono una grande ferita a quella democrazia che, ne siamo certi, il Papa ama quanto e più di noi. Perché non aggiungere ai grandissimi meriti del suo pontificato anche quello di aver liberato la Chiesa, finalmente, dalle incrostazioni puramente culturali che le impediscono di parlare davvero a tutti nello spirito della carità evangelica?"

Fin che legge non vi separi La Stampa, 21 ottobre 2002
Vattimo: "anch'io, se potessi, mi sposerei" Il Secolo XIX, 9 ottobre 2002
Riflessioni sul primo matrimonio gay in Italia.

Più gay più libertà La Stampa, 23 luglio 2002
"Oggi che, sia detto con tutto il rispetto per altre opzioni politiche, anche la destra si mostra a parole più tollerante nei confronti della diversità gay (ma non altrettanto di quella extracomunitaria, per esempio), per il movimento gay è bene ricordare, più che la grandezza di Oscar Wilde, l'importanza delle lotte generali per una società più aperta e amichevole nei confronti di tutti".

Le streghe di Castelnuovo Don Bosco L'Unità, 19 maggio 2002
"Un trentacinquenne che sta diventando anche fisicamente donna, ma che all'anagrafe è ancora registrato come maschio, e che convive da tempo con una ragazza lesbica, rischia di essere licenziato dal posto in cui lavora come appartenente a una cooperativa di servizi, perché l'ente comunale di assistenza agli anziani da cui dipende non ritiene di potergli rinnovare il contratto proprio a causa della sua condizione sessuale. Ha intentato una causa per discriminazione, ma intanto anche la sua compagna, che ha un contratto fisso con lo stesso ente, è sospesa dal lavoro". Pensieri dalla manifestazione indetta contro simili discriminazioni.

La discriminazione è meno forte in Europa Parlamento europeo, 11 febbraio 2003
11 febbraio 2003. In seduta plenaria, Gianni Vattimo dichiara, al termine della battaglia condotta e vinta in favore dei diritti civili: "la discriminazione è meno forte in Europa": con il voto sul documento Santini l'Assemblea di Strasburgo e soprattutto la sinistra europea hanno dato un forte segnale di apertura culturale in fatto di riconoscimento di pari diritti ai cittadini europei. L'aspetto più rilevante è il venir meno del richiamo a un modello di famiglia tradizionale composta esclusivamente da coniugi eterosessuali su cui la relazione Santini intendeva regolare i criteri per la semplificazione delle procedure di circolazione dei cittadini comunitari e di ricongiungimento familiare, escludendo dal godimento dei diritti non solo le coppie omosessuali ma anche le coppie di fatto. Ciò che consegue all'approvazione degli emendamenti proposti dalla sinistra alla risoluzione Santini è un chiaro riconoscimento delle coppie di fatto etero o omosessuali".

La dialettica delle differenze Aprile, 26 aprile 2003
"Mi limiterò a indicare la strada sulla quale penso di mettermi per ricercare una soluzione meno incerta. Questa strada dovrà tener conto di due elementi; a) la pace in quanto tranquillitas ordinis non può costituirsi se non in una dialettica delle differenze; Se non si tiene conto di ciò, la pace sarà soltanto l'egemonia di una sola potenza che finirà per evocare delle ribellioni endemiche: quelle che vediamo nell'impero americano oggi. b) in quanto tranquillitas ordinis che non si riferisce a un'idea assoluta di giustizia, la pace deve sempre essere costruita per tramite di negoziazioni, e quindi ascoltando gli individui e le comunità coinvolte".

Un'economia a misura d'uomo

Il vecchio Marx mi ha detto L'Unità, 14 dicembre 2002
"Se la sinistra, come si lamenta spesso, esagerando (infatti: che cosa è il progetto di Prodi del 96, che cosa sono le tante proposte del Social Forum di Firenze di qualche settimana fa?), non ha un programma è anche e soprattutto perché si rifiuta di prendere atto di questa rinnovata "verità" di Marx; ossia della crisi non puramente temporanea dell'organizzazione capitalistica dell'economia". Riflessioni sulla sinistra e il suo progetto economico nel mondo globalizzato di oggi.

Le buone ragioni dell'articolo 18 L'Unità, 30 giugno 2002
La battaglia per l'articolo 18. E non solo per l'articolo 18, prima avvisaglia della campagna del governo Berlusconi contro i diritti sociali, contro le istituzioni pubbliche, contro la crescita dell'economia.

Cosa c'è che non va La Stampa, 20 aprile 2002
Perché la classe politica italiana non coglie il messaggio dei sindacati e dei lavoratori che scendono in piazza per difendere i loro diritti? Altre riflessioni sulla necessità del referendum sull'art. 18 e sui costi umani della flessibilità.

Liberati e rovinati La Stampa, 18 febbraio 2002
"Ma adesso che il Tfr (la famosa liquidazione) ci sarà messo a disposizione perché lo possiamo liberamente investire in "previdenza integrativa", non rischieremo, molti di noi, di fare la fine degli impiegati della Enron, che sono stati turlupinati e derubati dei loro fondi pensione che credevano di aver investito in azioni arcisicure?". Commenti sul liberismo della destra.

Cultura in svendita La Stampa, 14 ottobre 2002
Lo scipero della scuola e il futuro del nostro paese. "Quello che è in gioco nella difesa dell'industria come nella rivendicazione di maggiori fondi per la scuola, la ricerca, l'università è la stessa cosa, cioè il futuro del nostro Paese che, senza una potente ripresa della scolarizzazione e della ricerca, rischia di cadere nel baratro dei paesi in via di (sotto)sviluppo. Diventeremo un paese di mano d'opera sussidiaria, dequalificata, e potremo attrarre investimenti solo offrendo salari sempre più bassi, facendo così concorrenza alla Cina, all'India (che peraltro si stanno attrezzando molto più di noi sul piano delle produzioni di qualità), a quel terzo mondo da cui ci sentiamo (ancora per quanto?) abissalmente lontani. Che cosa insegneranno i nostri licei che, con la parificazione di una massa di istituti privati, sono ormai nella condizione di vendere i diplomi a chi ha i soldi per comprarli, alla faccia della qualità?"

No, non siamo il centro del mondo L'Unità, 23 gennaio 2003
L'opposizione guardi il popolo dei cortei L'Unità, 25 gennaio 2003
Quando l'utopia è responsabile L'Unità, 26 gennaio 2003
Il diario da Porto Alegre che Gianni Vattimo scrisse, in qualità di inviato de l'Unità, dal Brasile di Lula. "E allora che cosa, se non quello che Lula sta cercando faticosamente di costruire, che certo non è, per ora, e fortunatamente, un modello "chiavi in mano" - ma almeno ha certi suoi punti irrinunciabili (che il presidente ha ricordato ieri nel suo intervento): scuola pubblica di qualità per tutti, eliminazione della miseria estrema (il programma "zero fame"), solidarietà sociale a tutti i livelli, a cominciare da quello previdenziale e della legislazione sul lavoro, e costruzione di un sistema di alleanze internazionali non soggette all'egemonia e al militarismo dell'impero statunitense. Sarebbe tanto difficile chiedere che su un programma analogo si unificasse la sinistra italiana? Questa si, forse, è un utopia, ma vale la pena di coltivarla. Lula è comunque una realtà ben solida a cui possiamo e dobbiamo agganciarla".

Società della conoscenza e della condivisione

Educazione, Europa, Globalizzazione www.giannivattimo.it, 2 luglio 2003
Il programma dell'Europa della conoscenza, lanciato a Lisbona dal Consiglio Europeo nel marzo del 2000, deve essere ripensato in termini critici: non deve essere un puro strumento al servizio della competitività economica europea. Più istruzione solo per vincere sul mercato mondiale? O è invece necessaria una cultura umanistica più generale, non solo professionale, che assicuri quella coesione sociale sempre meno considerata dalle politiche pubbliche?

Torino la scippata - Torino l'eretica Avvenimenti, 12 febbraio 2004
Perché non cominciare a pensare alla trasformazione di Torino in un modello esemplare per città in via di riduzione; una sorta di piano per un declino dignitoso, con intensificazione dei servizi per persone anziane, ampliamento degli spazi di loisir, accompagnato anche da una specifica attenzione alle attività creative e ricreative dei giovani ancora disoccupati?

Stanno distruggendo la scuola di tutti L'Unità, 8 agosto 2002
"La scuola prima era forse un esamificio; adesso è un puro e semplice diplomificio - i diplomi vengono distribuiti, meglio sarebbe dire venduti, senza tante finzioni, ovviamente tanto più facilmente quanto più la scuola è "esclusiva", quanto più costa. Ci saranno anche scuole private serie e rigorose; ma chi le difenderà dalla concorrenza di quelle più corrive? E la legge del mercato sarà sufficiente, una volta entrati nel mondo del lavoro e delle professioni, a discriminare i diplomati davvero preparati da quelli dichiarati idonei solo per diritto ereditario, per censo e conoscenze familiari?"

Sistemi di istruzione e formazione in Europa Parlamento europeo, febbraio 2002
Nel febbraio 2002, Gianni Vattimo discute, in qualità di rapporteur della Commissione "Libertà e diritti dei cittadini" del Parlamento europeo, la relazione Martens sulla "Comunicazione della Commissione sul progetto di programma di lavoro dettagliato per il seguito alla relazione circa gli obiettivi concreti dei sistemi di istruzione e formazione". "Ritengo importante che in questa relazione si faccia riferimento alla formazione non soltanto dal punto di vista dell'istruzione professionale, della preparazione di competenze in grado di dare maggiori possibilità ai nostri cittadini di trovare un lavoro qualificato, ma anche da quello di una formazione più generale, di cui l'educazione scolastica sia parte in un senso più vasto, orientandola verso una cultura umanistica che - pur non fornendo direttamente competenze professionali - assolve certamente a quel compito di coesione sociale che costituisce l'obiettivo cui noi miriamo".

Università e istruzione superiore Parlamento europeo, settembre 2002
Nel settembre 2002, terminava il suo iter parlamentare la relazione Gutierrez, Progetto di relazione sulle università e l'istruzione superiore nello spazio europeo della conoscenza, che Gianni Vattimo aveva sostenuto e contribuito a emendare. "Soprattuto negli anni recenti, e dopo Lisbona, si parla della necessità di sviluppare un'Europa della conoscenza; ma finora, tutto questo è rimasto sotto molti aspetti una intenzione priva di attuazione. Chi ha vissuto nell'università, come il sottoscritto, gli effetti dei programi Erasmus e Socrates, per quanto spesso di portata limitata a causa dell'insufficienza dei fondi disponibili, sa quanto essi abbiano significato sia per l'allargamento di prospettiva degli studenti e dei docenti, sia per la formazione di una sensibilità europea nel più vasto contesto dei cittadini, a cominciare dalle famiglie di coloro che ne hanno usufruito. Ora si tratta di ampliare l'attenzione e l'intervento dell'Unione a molti altri aspetti della vita universitaria. Anzitutto, favorendo la diffusione delle buone pratiche di alcuni paesi a tutti gli altri stati dell'Unione; promuovendo il diritto allo studio di tutti i cittadini, indipendentemente dalle loro condizioni economiche, il che si realizza con un potenziamento dell'istruzione universitaria pubblica - la sola capace di investimenti non dominati dalla logica del profitto immediato, e perciò in grado di garantire tutti i cittadini la possibilità di accedere all'educazione superiore necessaria per rinnovare le classi dirigenti. Non nascondiamoci che il primato dell'università pubblica in alcuni paesi dell'Unione è oggi minacciato da pericolose tendenze alla privatizzazione [...]". "Non solo i giovani in generale, a cui tanto spesso si allude un po' retoricamente; ma gli studenti, i giovani tecnici, le nuove leve del sapere umanistico e scientifico, sono il futuro del nostro mondo; pensiamoci seriamente e concretamente".

Società della conoscenza o società del gioco La Stampa, 11 dicembre 2001
Società della conoscenza o società del gioco? Mi rendo conto del carattere, consapevolmente, provocatorio del titolo. Tuttavia ritengo che esprima bene la situazione delle nostre società avanzate in cui la quantità di informazione disponibile e utilizzabile per la produzione di cose e di servizi è ormai così sterminata da doversi necessariamente riferire alle macchine, alle memorie artificiali, come solo possibile "soggetto" capace di contenerla e di "dominarla". L'Unione Europea parla oggi di una "società della conoscenza" come orizzonte direttivo delle sue politiche comunitarie di istruzione, divulgazione, educazione degli adulti: anche e soprattutto con il proposito di vincere le sfide del mercato globale, che richiede una capacità diffusa di utilizzare i nuovi mezzi prodotti dalle tecnologie. Il che significa: quando parliamo di società della conoscenza parliamo in realtà di una società del sapere tecnologico diffuso e perciò più ricca di possibilità "produttive". Se si tengono presenti queste osservazioni, nasce per lo meno un dubbio circa il significato da attribuire al termine "società della conoscenza".