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La via dell'Europa
L'Europa è l'unica alternativa credibile alla divisione terroristica del mondo voluta dagli Stati Uniti. Un'alternativa fondata sull'alleanza con i principali paesi non allineati (come il Brasile di Lula). Dobbiamo dar vita a una politica mondiale non succube del "capitalismo compassionevole" americano, più rispettosa dei diritti del Terzo Mondo: l'Europa come agente di pace. Un'Europa sulla via del socialismo, ispirata ai valori dell'uguaglianza e della solidarietà. Oggi più che mai è questa la sola politica capace di costruire un futuro pacifico, che non sia totalitario, militarizzato e invivibile. Redistribuiamo le risorse all'interno come all'esterno, riducendo le pretese egoistiche (il protezionismo occidentale contro i paesi in via di sviluppo), e realizzando così la miglior difesa delle nostre condizioni, insieme economiche e culturali, di esistenza.

Con Prodi ma non in triciclo
Come disse una volta Keynes, "la repubblica dei miei sogni si colloca all'estrema sinistra della volta celeste". Il mio progetto politico è coerente con quello che ho formulato nel 1999, quando sono stato eletto con i DS; ma quelle idee oggi i DS (vedi D'Alema) non le condividono più. Non sono mai stato un giovane comunista, sto diventando un anziano comunista: propongo un progetto di emancipazione che si fonda sulla libertà e l'uguaglianza, che definisco un "comunismo ideale", quello che continua a valere dopo la fine (fortunatamente) del "comunismo reale". Sto con Prodi, ma non in triciclo: per costruire una sinistra forte all'interno dell'Ulivo, e bilanciare la deriva moderata che rischia di affogarci nei programmi liberisti della destra.

L'Europa della tolleranza
L'Europa della tolleranza è l'Europa della "cultura", che non pretende di imporre la "legge di natura" (vinca il più forte, muoiano tutti gli altri) come base della morale individuale e delle leggi civili. Niente stato etico, insomma, ma laica capacità di ascolto e riconoscimento delle differenze. Questa Europa non riconosce limiti alla propria libertà di legiferare se non nel rispetto della pari libertà di ciascuno, singoli e comunità. Questa Europa garantisce la piena legittimità delle coppie di fatto e delle unioni omosessuali; la libertà di ricorrere alla fecondazione assistita senza limiti oscurantisti; la libertà di decidere sulla propria vita e sulla dignità della morte anche attraverso l'eutanasia; la nostra Europa dice no alla "legge Fini" sulle droghe e sostiene una ricerca scientifica libera sia dai dogmatismi sia dalla "sacralità" della vita a tutti i costi, anche quella dell'embrione.

Un'economia a misura d'uomo
L'Europa deve fare dello stato sociale il motore del proprio sviluppo, contrastando la tendenza a imitare la società disegualitaria degli Stati Uniti. Il farsesco "liberismo degli oligopoli" che ispira molte attuali politiche economiche si oppone a un modello europeo tradizionalmente più vivibile, diverso dal capitalismo senza stato che vede nel mercato il regolatore di tutta la vita. Il neoliberismo rallenta la crescita, deprime la produzione e crea disoccupazione. La flessibilità del lavoro e la privatizzazione della previdenza non sono solo ingiuste, ma generano l'insicurezza che ostacola la crescita equilibrata; è invece necessaria una forte politica redistributiva delle istituzioni pubbliche comunitarie, a sostegno dell'occupazione e dei diritti sociali.

Società della conoscenza e della condivisione
Il programma dell'"Europa della conoscenza" deve essere ripensato in termini critici, per depurarlo dalla logica mercantile che lo trasforma in uno strumento al puro servizio della competitività economica. Occorre promuovere, anche in età adulta, una formazione non solo professionale, ma più ampiamente umanistica, vero fattore di coesione sociale. Bisogna preservare il carattere pubblico dell'istruzione, anche universitaria, e facilitare l'opportunità, per gli studenti europei, di utilizzare i programmi Erasmus e Socrates. L'Europa deve essere anche, a partire dai suoi ragazzi, una società della convivialità, attenta alla qualità della vita, rispettosa dell'ambiente e del benessere degli animali, con città ricche di servizi per le persone anziane, di spazi per il divertimento e le attività creative dei giovani, occupati e in cerca di lavoro.

Per discutere le grandi questioni connesse al suo ruolo internazionale, all'Europa serve un politico e un intellettuale europeo, non un(a) lobbista al servizio esclusivo della sua città di provenienza:

all'Europa serve Gianni Vattimo.

PARTITO DEI COMUNISTI ITALIANI

Gianni Vattimo (Torino, 1936) è stato eletto al Parlamento Europeo nel 1999, nel gruppo del PSE; è stato membro delle Commissioni "Libertà e diritti dei cittadini" e "Cultura". Filosofo, docente all'Università di Torino, è il teorico del "pensiero debole"; nelle sue opere, tradotte in tutto il mondo, concepisce la storia dell'emancipazione umana come una progressiva riduzione della violenza, dei dogmatismi, e delle ingiustizie sociali che ne derivano. E' editorialista de La Stampa, L'Unità, Il Manifesto, L'Espresso, El País (Spagna), Clarin (Argentina).