|
Il
Foglio |
|
|
Vattimo con i liberali
dice: “Spero non mi rompano le palle” | |
|
| |
|
Bruxelles. Che c’azzecca Gianni Vattimo con i liberali al
Parlamento europeo? Il filosofo del “pensiero debole” è uno dei sette
deputati che Antonio Di Pietro ha inviato a Strasburgo, dove l’Idv siede
in mezzo agli apologeti di Adam Smith, John Stuart Mill e Milton Friedman.
“Io resto comunista!”, aveva detto Vattimo a marzo, annunciando che
sarebbe salito sul taxi dipietrista per tornare a Strasburgo: il
completamento di una carriera politica di cattolico omosessuale, iniziata
nel Partito radicale, nei Ds, nell’Ulivo, nei Comunisti italiani, prima di
approdare tra i giustizialisti di Di Pietro. “Spero che siano abbastanza
liberali da non rompermi le palle”, dice al Foglio Vattimo, confermando il
suo ingresso “molto alla leggera” nei liberali europei. Ma come la
mettiamo con la filosofia? Nel 2004 si inventò un “Marx indebolito” per
giustificare il passaggio dai Ds ai comunisti, gli unici disposti a
offrirgli un posto in lista. Oggi come allora il pensiero filosofico
evolve: “La mia è una vera posizione liberale”, spiega Vattimo. “La
società non può essere ridotta ad armonia” in modo artificiale come
vorrebbe il marxismo: la società “è una continua serie di conflitti” e,
come dicono i liberali, l’armonia sta “nella soluzione dei conflitti”.
Detto questo, “la visione marxiana della storia, se togli l’assolutismo
dello scientismo, è un progetto di emancipazione ancora valido”.
Di Pietro non ha mai azzeccato le candidature
all’Europarlamento. Nel 2004 si fece accompagnare nei liberali da
Giulietto Chiesa, che poi preferì migrare tra i vecchi compagni
dell’internazionale socialista. Nel 2009 doveva schierare “solo persone
competenti e che parlano le lingue”, aveva annunciato Di Pietro in marzo.
Filosofo del pensiero debole a parte, l’unico degli eletti che ha una
solida esperienza europea è Niccolò Rinaldi, ex segretario generale
aggiunto del gruppo liberale a Strasburgo. Un “signor nessuno” senza
“pacchetti di tessere né voti”, che ha accolto “un invito inaspettato”,
come lo stesso Rinaldi spiega sul suo sito Internet. Salvo lasciar
intendere, in un convegno di radicali a Bruxelles a maggio, che sarà la
quinta colonna di Marco Pannella a Strasburgo: “Sarò fiero di aiutare
tutte le battaglie radicali, che al Parlamento europeo devono continuare a
trovare voce”. L’ex magistrato Luigi De Magistris, invece, non soltanto si
confronterà con Clemente Mastella, ma dovrà interrogarsi sul suo compagno
di banco Pino Arlacchi, finito sotto inchiesta all’Onu, di cui era
vicesegretario generale, per aver tentato – tra l’altro – di finanziare il
giro del mondo di un amico velista con la scusa di promuovere la lotta
alla droga.
Vattimo, De Magistris e Arlacchi rischiano pure di dare
il loro voto ai candidati del Cav. alla presidenza della Commissione e
dell’Europarlamento. Graham Watson, il presidente dei liberali europei, ha
confermato che il suo gruppo “sosterrà” la conferma di José Manuel Barroso
alla testa dell’esecutivo comunitario, come chiesto dall’Italia, e ha
proposto al Partito popolare europeo, grande vincitore delle elezioni,
“un’alleanza ideologica” per formare una “maggioranza politica” nella
prossima legislatura. Le chance del ciellino Mario Mauro di diventare
presidente del Parlamento, in calo dopo che il Pdl ha mancato l’obiettivo
di diventare la prima delegazione nazionale nel Ppe, possono essere
rilanciate attraverso un ticket con Watson per guidare l’Assemblea di
Strasburgo. Forse i dipietristi saranno pure costretti a sostenere Roberto
Formigoni. Ieri, il presidente della regione Lombardia ha incontrato il
Cav. a Palazzo Grazioli. Dopo il successo alle europee, la Lega nord
rivendica la guida di alcune regioni del nord e, viste le storiche
ambizioni di Formigoni di ricoprire l’incarico di commissario europeo, la
Lombardia più del Veneto potrebbe aiutare la quadratura del cerchio del
Cav.
| |