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Viaggiare, capire

29 gennaio 2007


Viaggiare è capire, davvero. Ho fatto un viaggio aereo intercontinentale, un’intera giornata, passata in buona parte, prima di cadere nel sonno profondo del dopo pranzo, a leggere la International Herald Tribune (del 27 gennaio), una specie di sintesi di quello che, pensano legittimamente i redattori, c’è di meglio nel New York Times e nel Washington Post. Una lettura istruttiva di cui mi sembra utile dare conto ai miei concittadini italiani che, come me del resto, non leggono abitualmente quel giornale, in questi giorni di dibattiti sul caso Welby, e poi sulla nostra alleanza con l’America impegnata nella guerra al terrorismo.

Mi fermo naturalmente sulle due pagine delle opinioni e dei commenti. In alto, al centro della prima (a sinistra) c’è un articolo del bioeticista Peter Singer, noto da noi soprattutto come difensore dei diritti degli animali, anche di quelli umani. Si occupa del caso di Ashley, la ragazza (nome di fantasia, la sua privacy non è violata) che essendo destinata secondo il giudizio dei medici a crescere con una serie di gravi malformazioni, i genitori, con l’appoggio di un giudizio fondato sul prescritto parere di un comitato etico ufficiale, vogliono sottoporre a interventi che ne blocchino, sotto molti aspetti, lo sviluppo, per mantenerla in una condizione analoga a quella della bambina che ora è, visto che in ogni caso la sua attività cerebrale è destinata a rimanere la stessa in un corpo che però le darà una forma esterna di adulta anche un po’ deforme. Singer discute le opinioni di coloro che si oppongono a questi interventi e ne espone le ragioni principali: anzitutto, si dice, sarebbero interventi “innaturali. Ma tutti i nostri trattamenti medici sono diretti a contrastare la “natura” che vuol farci morire di cancro o di raffreddore, dunque l’argomento ha poco senso. Poi: questo sarebbe un passo sulla “china scivolosa” (tema favorito dei critici di molte conquiste della bioingegneria) che condurrebbe a modificare geneticamente i figli per l’interesse o il gusto dei genitori. Ma qui il comitato bioetico ha proprio ragionato in relazione all’interesse della bambina, evitarle sofferenze inutili nella sua vita successiva. Infine, l’intervento sarebbe contrario alla “dignità” della piccola, Qui Singer obietta che la dignità di una bambina che crescesse senza maturare intellettualmente sarebbe molto inferiore a quella di un animale domestico che comunque sviluppa una qualche forma di maturità nel corso della vita.

Vi pare che argomenti di questo tipo si potrebbero dibattere anche in Italia, senza incorrere immediatamente nella scomunica orrifica di molto benpensantismo (o bigottismo) nostrano?

Vado avanti e trovo due articoli sulle forze armate americane e sulla loro considerazione da parte di se stesse e da parte dell’opinione pubblica. Da quando il servizio militare non è più obbligatorio in Usa, scrive un professore di Boston, i soldati sono lavoratori a contratto, ossia (rispettabilissimi) mercenari; e il fatto che Bush oggi ne prometta non più di altri ventimila per l’Iraq è solo una faccenda economica: non ha i soldi per pagarne di più, e oltre tutto non trova più giovani americani che accettino di guadagnarsi la vita (si fa per dire) prestando questo servizio. Come sopra: vi ricordate l’uragano scatenatosi quando da noi si è detto che alcuni dei nostri caduti in Iraq, inviati là da privati contractors e pagati agli Usa, erano non eroi ma (sia pur rispettabili) “mercenari”?

Giro la pagina e leggo un articolo di Paul Krugman, che si intitola chiaramente: Non aver paura dell’odio (hatred). Che dice: nei momenti più vivaci e innovativi della politica americana, ai tempi di F.D.Roosevelt, i partiti si combattevano con molta asprezza, e lo stesso Roosevelt riuscì a attuare il suo New Deal solo a prezzo di una lotta intensa contro “i vecchi nemici della pace: il mondo degli affari, i monopoli, la speculazione, lo spirito classista, i profittatori di guerra..” La politica bipartisan è venuta dopo, e non ha prodotto gli stessi risultati. Che pensare anche di questo, in un’Italia dove ogni giorno le più alte cariche dello stato ci esortano agli accordi bipartisan, e anzi sembrano idealizzare una situazione in cui il bipartitismo (imperfetto, si sa) diventi finalmente monopartitismo?

A proposito di ammonimenti dalle più alte cariche dello stato, vedo anche pubblicata in bella evidenza e senza particolari deprecazioni o repliche della redazione una lettera che difende l’ex presidente Carter e il suo recente libro di aspra critica nei confronti delle ingiustizie perpetrate dallo stato di Israele (dal suo governo attuale, ma soltanto?) contro i palestinesi. Carter e i tanti che lo seguono saranno anti-sionisti o tout court antisemiti?

Per sollevare lo spirito non c’é che passare all’ultima pagina del giornale, quella delle vignette, dove sono di casa i peanuts, il gatto Garfield, e il mago di Id. Qui c’è un prigioniero in gabbia e uno di fuori che gli domanda: lei crede nella vita dopo la morte? E il prigioniero: Come, un’altra volta?

Gianni Vattimo