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L'"Amato" statunitense

www.giannivattimo.it, settembre 2004


Uno dei temi con cui dovrà confrontarsi, e su cui dovrà scontrarsi, il centro sinistra nelle sue decisioni programmatiche sempre programmate e rinviate, sarà certo quello delle relazioni con gli Usa. Ma suona quasi umoristico, se non fosse preoccupante, che uno degli interlocutori principale del futuro dialogo ulivista, Giuliano Amato (Repubblica del 20 agosto), evochi una sua esperienza di dibattito a Cortina d'Ampezzo per sostenere che la sinistra non deve lasciare la relazione transatlantica "alla destra come un'arma da brandire contro di noi". La reazione educatamente negativa del pubblico di Cortina alle sue moderatissime osservazioni contro la politica di Bush gli sembra infatti esemplare di un diffuso sentimento di cui va tenuto conto, quello che sospetta in ogni opposizione a Bush un antiamericanismo che ormai è obsoleto e irrealistico, giacché "non è possibile governare l'Italia da posizioni antagoniste agli Usa". Dunque, per Amato, il pubblico di Cortina è uno specchio fedele dell'Italia a cui si deve rispondere; e poi, è ovvio che non si può governare in un atteggiamento antagonistico agli Usa - chiunque sia il presidente americano, dobbiamo intendere. Con il che, Bertinotti è servito (o a Cortina c'era anche lui?). Si potrà naturalmente discutere fin che si vuole nel centro sinistra, ma alla fine la coalizione dovrà decidere a maggioranza, e le "verità" di Amato non potranno non essere riconosciute.

Verità che egli del resto corrobora richiamandosi a un seminario di "ItalianiEuropei" (tenuto a Roma, non a Cortina, crediamo) con collaboratori di Kerry, e alle posizioni dell'Internazionale Socialista (quella stessa che pochi mesi fa si era schierata contro Chavez, per intenderci). A scanso di equivoci, come del resto molti di noi fondatamente sospettano, Amato chiarisce che la politica di un Kerry non potrà essere troppo diversa da quella di Bush - l'America prima di tutto. Non ci sarà mai un "compagno Kerry" alla Casa Bianca. Bertinotti e la sinistra-sinistra potranno davvero ammettere che si vada al dibattito programmatico pronti ad accettare le decisioni della maggioranza, anche se queste di Amato dovessero finire per essere le istanze prevalenti? Non ci dovrebbe essere una delimitazione preliminare del campo, uno statuto con una ragione sociale, che impedisca a una eventuale maggioranza (di tessere, di presenze, di fondazioni?) orientata a destra di prendere il potere facendo del centro-sinistra quello che già, sfortunatamente, sta diventando, una seconda destra? Si risponderà che la selezione avverrà a livello di inviti - non saranno invitati se non coloro che condividano un robusto atteggiamento antiberlusconiano. Ma allora, Amato e i suoi amici della Fondazione saranno invitati o no?

Gianni Vattimo