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La CIG discute sul futuro Trattato costituzionale


di Giuseppe Iannantuono
da La Pagina, settimanale di Zurigo, 28 novembre 2003


I 25 ministri degli Affari esteri della futura Europa allargata si sono dati appuntamento, oggi e domani, in seduta plenaria a Napoli per aprire il penultimo atto del negoziato sulla futura Costituzione europea sotto Presidenza italiana. Finora la strategia del governo italiano di districare i nodi irrisolti della Costituzione attraverso le diplomazie con incontri bilaterali non ha ripagato a sufficienza. Non si tratta più di contare chi è a favore e chi è contro quanto di trovare soluzioni soddisfacenti per evitare il fallimento della Conferenza intergovernativa. Bisogna fare i conti anche con un cambiamento delle alleanze un tempo date per scontate, dopo il caso delle sanzioni risparmiate alla Francia e Germania. La riunione di Napoli deve spianare la strada all'ultimo atto della Presidenza italiana, il vertice di Bruxelles del 12 e 13 dicembre prossimo, che deciderà il successo o il definitivo fallimento dell'accordo sul Trattato. Una partita che sarà giocata dai capi di Stato e dai Primi Ministri.

L'incontro di oggi dei Ministri degli esteri si riveste di un significato particolare dopo lo psicodramma provocato dalla decisione del Consiglio ecofin di congelare il Patto di stabilità e di crescita, firmato con solennità ad Amsterdam. Si tratta di uno scontro che coinvolge i massimi vertici del sistema istituzionale europeo e che schiera, da un lato, la Commissione, con il presidente Prodi e Solbes commissario incaricato degli affari economici e monetari, dall'altro, il Consiglio dei ministri finanziari, che rivendica la priorità della politica sull'amministrazione burocratica della cosa pubblica. La posta in gioco contesa tra i due litiganti è in realtà un boccone avvelenato i cui effetti sulla credibilità del corpo politico europeo e del modello di sviluppo promosso dall'Europa restano, per il momento, imprevedibili. Tuttavia, un danno è certo: l'indebolimento del fragile equilibrio istituzionale su cui si regge la dialettica politica di Bruxelles. Il progetto di Trattato costituzionale chiede di fissare le competenze specifiche e i campi di intervento rinnovando l'architettura dell'edificio europeo. Un obiettivo che ha significato anche un accordo sull'aumento di competenze della Commissione nell'Europa del futuro, contro cui si erano già scagliati i ministri dell'economia che, a Stresa, avevano, piuttosto, espresso a larga maggioranza i ministri delle finanze che ritenevano di dover dare più poteri all'ecofin e meno all'Esecutivo.

Stando alle dichiarazioni dei protagonisti della vicenda che in questi giorni si accavallano la situazione è tutt'altro che chiusa. Anzi, il conflitto si è tradotto in un dialogo tra sordi fatto di minacce e di incomprensioni, che produce un clima di tensione non sicuramente favorevole a sciogliere i nodi istituzionale ancora aggrovigliati nella Convenzione. Tuttavia, quello che potrebbe capitare è che le manovre messe in atto da due pesi massimi dell'Europa - tedeschi e francesi - per liberarsi dalle regole europee in materia di debito pubblico, con l'avallo della Presidenza di turno rompendo la tradizionale neutralità, risveglino nei paesi piccoli i timori di un'Europa che opera con due pesi e due misure e, soprattutto, rivendichino nella futura Costituzione misure formali a difesa dell'uguaglianza di fronte alle regole stabilite di comune accordo. Per i paesi piccoli si tratta di un'esperienza che conferma come le norme così come sono vanno a stretto vantaggio dei grandi paesi e temono di essere fagocitati dai loro interessi. Inoltre, l'appoggio offerto alle richieste della Germania e della Francia ha spalancato la porta per mercanteggiare soluzioni di convenienza nazionale in seno alla CIG. Nello specifico l'incoraggiamento ad insistere nel rifiuto, da parte della Spagna e della Polonia, del sistema di voto a maggioranza qualificata previsto dal futuro Trattato, poiché dà un peso troppo forte ai popolosi grandi paesi. Infatti, ironizza Aznar: "visto come sono andate le cose al Consiglio dei ministri, tutti possono rendersi conto quanto importanza rivestono le discussioni sulle modalità di voto".

Il ministro Frattini capo della diplomazia italiana e presidente di turno del conclave ha presentato ieri un documento che apre alcuni spiragli per persuadere la maggior parte a chiudere molti dei capitoli ancora in sospeso (la difesa comune, il ministro degli esteri, creazione di un presidente del Consiglio europeo, il numero dei commissari, ecc.). L'obiettivo è di arrivare al vertice di Bruxelles con le questioni più controverse da negoziare: la definizione del voto a maggioranza qualificata, la composizione della Commissione, il riferimento all'eredità giudaico-cristiana. Tuttavia, le proposte di Frattini hanno lati oscuri e coni d'ombre che lasciano punti interrogativi in sospeso. Ma a guardare nella giusta luce le proposte sembrano piuttosto aver la fisionomia del passo del gambero uno in avanti e due indietro. Come è il caso della revisione dei poteri del bilancio immediatamente criticata da Napolitano, nella veste di Presidente della Commissione affari costituzionali, che brandisce la minaccia di un rifiuto del trattato costituzionale qualora la CIG intaccasse le prerogative del Parlamento, ma anche dal Commissario alle riforme istituzionali Barnier che sottolinea i rischi concreti di un ritorno al passato. A ciò si deve aggiungere il rifiuto del governo britannico della bozza italiana del futuro Trattato perché eliminerebbe il veto per i singoli Stati sulla politica estera. L'autonomia in tema di politica estera è uno spartiacque su cui i Britannici non vogliono scendere a compromessi. Un compito arduo e da esperto equilibrista. Ora tocca alla diplomazia italiana educata dall'arte machiavellica del Principe mostrare di essere all'altezza delle competenze richieste.