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Il diavolo che viene da Torino

marzo 2005


LA VOCE DI VATTIMO E GIOACCHINO
Il Manifesto, 22 marzo 2005 (Ida Dominijanni)

La cosa più divertente e significativa della campagna elettorale in corso è accaduta finora a San Giovanni in Fiore, paese di 20.000 abitanti arrampicato sulla Sila dal glorioso passato, Gioacchino da Fiore avendovi fondato la sua Congregazione Florense nel 1189, e dal precarissimo presente, fatto come in molti paesini del sud di disoccupazione, assistenzialismo, abusivismo edilizio, apatia politica, una amministrazione di centgrosinistra addormentata. Senonché la globalizzazione fa miracoli, connette, mette in rete, dà voce pubblica anche a piccole comunità prima destinate alla marginalità periferica. Un gruppo di giovani fonda un giornale on-line, La voce di Fiore, discute, fa politica, organizza conferenze filosofiche, una con Alfonso Iacono, una con Gianni Vattimo. Ad ascoltare Vattimo che parla di Gioacchino ci vanno in quattrocento, e con lui il discorso dei giovani della Voce va avanti, finché a febbraio nasce la scandalosa proposta di candidarlo a sindaco con una lista civica, di sinistra e fuori dal centrosinistra ufficiale. Scandalosamente Vattimo accetta: calabrese pure lui di origine, si entusiasma alla voglia di fare e di cambiare dei ragazzi, gli va di scommettere sulle energie nascoste del paese. Si fa la lista, si stila un programma: cento punti di tutto rispetto, dalla tutela del territorio alla valorizzazione della storia e della cultura locale; dal rifacimento dell'acquedotto all'accesso gratuito a internet; dal reparto di cardiologia ai laboratori d'arte, scrittura, cinema. Il centrosinistra prosegue per la sua strada col suo candidato, il centrodestra col suo promettendo sogni a un elettorato scontento di un a marginalità obbligata. Ma lo scandalo del filosofo candidato, per giunta proveniente dal nord, è troppo per la chiesa locale, che interviene sulla campagna elettorale direttamente dal pulpito stile Ruini sul referendum sulla procreazione assistita. Dalla gloriosa abbazia giochimita, don Emilio Salatino invita i giovani «a non seguire il diavolo che viene da Torino», padre Marcellino Vilella lo definisce pericoloso, indegno, nemico della Chiesa, veicolo di perdizione, e aggiunge che la cultura va bene fino a un certo punto, da un certo punto in poi corrompe e fa male. Dalla Voce scrivono al vescovo e ottengono via Quotidiano della Calabria una risposta imbarazzata: «la Chiesa non esprime giudizi sulle persone», scrive monsignor Nunnari, però perché sollevare un tal polverone, i panni dei credenti si lavano in famiglia. Domenica scorsa, solenne liturgia delle Palme, Vattimo partecipa alla messa per gettare acqua sul fuoco.

Ma intanto il fuoco c'è e non si spegne. Dal sito della Voce partono lettere di sostegno alla candidatura del filosofo, una lettera aperta alla «a una sinistra nazionale che non vede, non sente, non parla, da Fassino a Bertinotti a Pecoraro Scanio»: «Il sud va alla morte e voi, come altri, fingete di no. Il sistema politico locale, con varie complicità anche trasversali, ha cercato di indottrinare tutti perché dimenticassero le radici storiche della città, i luoghi della memoruia, la forza dello spirito popolare. I partiti, di destra e di sinistra, hanno sapientemente eliminato ogni forma di critica e di dialettica, creando una società omogenea, del silenzio e della paura, un clima che produce allontanamento, disturbi psichiatrici, emigrazione di massa». La sinistra, nazionale e locale, capirà l'antifona? Emiliano Morrone, ventinovenne che ha animato l'intera vicenda, non dispera affatto che il suo candidato ce la faccia, a vincere, magari nel ballottaggio col candidato del centrosinistra. Ma quale che sia il responso delle urne, i ragazzi di Vattimo in un certo senso hanno già vinto. Hanno svegliato una comunità. Hanno fatto politica facendola uscire dal perimetro delle sonnolente chiacchiere da bar e dei piccoli scambi di nessun respiro. Hanno discusso nel sito e per strada di postmodernismo, secolarizzazione, ontologia del presente, legando queste parole grandi alla loro piccola realtà e macroideali a microfisici cambiamenti. Per una campagna elettorale, di questi tempi, è un bottino ricchissimo.

E IL PRETE DISSE "VATTIMO È UN DIAVOLO"
A San Giovanni in Fiore omelie contro il filosofo. E lui: "sono l'anticristo di Gioacchino?"
La Stampa, 16 marzo 2005 (Jacopo Iacoboni)

C’È di mezzo: Gioacchino da Fiore, il millenarismo, un filosofo e il diavolo. È ovvio, siamo nel 2005. A San Giovanni in Fiore, paese della Calabria in cui nacque il grande mistico cistercense, si candida come sindaco il filosofo Gianni Vattimo, e questo è stranoto. La sua candidatura, esterna ai poli che hanno puntato su altri nomi, è stata invocata da un gruppo di simpaticissimi ventenni, ragazzi col mito di Peppino Impastato che vorrebbero far qualcosa per smuovere le acque abbastanza stagnanti del paesino meridionale. Quello che non tutti sanno è che in quell’amabile locus amoenus piazzato nel mezzo della Sila, un po’ di preti locali stanno montando da qualche tempo una discreta campagna contro l’aspirante-sindaco, troppo «debolista», troppo colto, blasé, sospetto oltretutto di intenti perditori. E si respira l’aria di un’Inquisizione blanda e anche un po’ arruffona, non per questo meno singolare e per certi versi pure preoccupante, se la campagna è condita di accuse dal sapore medievale, per di più predicate dal pulpito ecclesiale: «Giovani, non seguite il diavolo che viene da Torino!». Il diavolo sarebbe lui, Gianni Vattimo, e a pronunciare la frase è stato, durante affollata messa domenicale, don Emilio Salatino, giusto appunto nell’abbazia che fu il cuore delle esaltate visioni di Gioacchino. Correva il secolo XII, si vede che non tanto è cambiato, da allora. Tanto più se le accuse demoniache non sono affatto isolate. È da un mese che alcuni sacerdoti hanno cominciato ad attaccare Vattimo nelle omelie. Il clou l’ha forse toccato padre Marcellino Vilella: ha definito il filosofo torinese pericoloso per i giovani, indegno e nemico della Chiesa.

Il riferimento è stato indiretto, raccontano i ragazzi che sostengono la candidatura del filosofo, cionondimeno inequivocabile. «L’ho ascoltato con mia madre, ero in chiesa», narra Emiliano Morrone, il capofila dei Vattimo boys che hanno anche fondato un giornale on line tutt’altro che ingenuo (www.lavocedifiore.org). «Padre Vilella, partendo dal Vangelo, ha detto che la cultura va bene fino a un certo punto, oltre il quale rappresenta un male sociale. Ha detto che i filosofi promuovono l’ateismo e attaccano Dio». Secondo Morrone, ha anche alluso all’omosessualità, o tempora!, quando ha detto che i suddetti pensatori, «negli ambienti accademici, portano gli studenti alla perdizione». Il sacerdote, fervente giaochimita, ha concluso che Morrone e il suo gruppo sono «giovani formati in buona università ma si sono smarriti frequentando illustri pensatori». «Libera nos a diabolo!», avrebbe sospirato Gioacchino: ai suoi tardi emuli non è servito però alcun ricorso al latinorum, hanno parlato chiaro, in italiano.

I Vattimo boys sono indignati e testimoniano almanaccano citano. Per difendersi contro questo «dogmatismo autoritario», sul loro giornale tirano in ballo il Concilio Vaticano II, Heidegger, e un’«etica in politica» dal sapore weberiano. E in una lettera aperta al vescovo di Cosenza denunciano: «È gravissimo che si faccia campagna elettorale nelle chiese». Lui, il «diavolo venuto da Torino», ovviamente se la ride. «In fondo anche Gioacchino non è che fosse un progressista fanatico...». È appena stato laggiù, Vattimo, per una tre giorni in cui ha ascoltato commercianti cittadini e studenti, e tutti o quasi l’hanno circondato di attenzioni, «narcisisticamente questo non può che farmi piacere». Sa di essere stato paragonato alla Bestia ma anche i preti, dice, in fondo non sono stati così crudi faccia a faccia con lui. «Un tal padre Eugenio, monaco francescano dell’Abbazia grande, in chiesa ha detto quelle cose ma la sera prima, al ristorante, era con un altro paio di preti e due suore, e tutti hanno ammesso di aver letto con grande interesse i miei libri». I libri dell’Anticristo: ma anche Gioacchino prefigurando l’avvento dell’Età dello Spirito bollò come tale Federico II, e si sa poi che carriera fece.

"VATTIMO È UN DIAVOLO PERICOLOSO PER I GIOVANI" L'AFFONDO DI DUE PRETI
Corriere della Sera, 16 marzo 2005 (Carlo Macri)

San Giovanni in Fiore (Cosenza) - La Chiesa contro Vattimo. La decisione del filosofo torinese di candidarsi a sindaco di San Giovanni in Fiore, cittadella di ventimila anime nel cuore della Sila cosentina, ha pervaso gli animi di due parroci locali, don Emilio Salatino e padre Marcellino Vilella, pronti a mettere in campo il pregiudizio e la morale nei confronti del teorico del pensiero. In una lettera indirizzata all'arcivescovo della città di Cosenza, Salvatore Nunnari, il portavoce della lista "Vattimo per la città", Emiliano Morrone, lamenta "l'ostracismo dei due sacerdoti che definiscono Vattimo pericoloso per i giovani, indegno e nemico della Chiesa". Padre Vilella, in particolare, aggiunge Morrone, durante un'omelia, ha "sostenuto che la cultura va bene fino ad un certo punto, oltre il quale rappresenta il male sociale". Per la Chiesa di San Giovanni in Fiore, Vattimo rappresenterebbe insomma "il diavolo che viene da Torino, per promuovere l'ateismo, portare i giovani alla perdizione, attaccando Dio".
La risposta del filosofo è secca e senza accenni polemici. "L'idea fondamentale, oggi, è quella di una cristianità che debba esprimersi nella forma del dialogo, senza arroccamenti di tipo dogmatico, come quelli manifestati nei miei confronti". Il pregiudizio della Chiesa contro Gianni Vattimo non sarebbe l'unico episodio accaduto nella comunità silana. Durante le elezioni provinciali del 2004, ricorda Emiliano Morrone, padre Salatino avrebbe detto che la candidata dei Comunisti Italiani, Maria Guzzo, si sarebbe dovuta astenere dal leggere il Vangelo solo perché iscritta al partito di Diliberto. La candidatura di Gianni Vattimo a sindaco di San Giovanni in Fiore è nata quasi per caso su proposta di un gruppo di giovani, stanchi per le continue promesse di sviluppo, quassù mai realizzate.

SU VATTIMO ANATEMA DEI PARROCI
La Repubblica, 16 marzo 2005

San Giovanni in Fiore - I parroci di San Giovanni in Fiore, un paese della Sila, sono contrari alla candidatura di Gianni Vattimo e lo dicono ad alta voce in chiesa. Uno dei sacerdoti, don Emilio Salatino, avrebbe definito il filosofo, parlando dal pulpito, "il diavolo che viene da Torino". E padre Marcellino Vilella lo avrebbe indicato come "pericoloso per i giovani". Questi episodi, secondo quanto ha riferito il Quotidiano della Calabria, sono stati segnalati dal portavoce della lista "Vattimo per la città" all'arcivescovo di Cosenza, Salvatore Nunnari, con una lettera aperta. Il portavoce di Vattimo chiede al presule di intervenire per far cessare il "continuato ostracismo" dei due parroci del paese. "La Chiesa" - afferma la lettera aperta- si apre al mondo delle diversità culturali ed ideologiche, mentre il mondo rischia di scomparire per la fame e la guerra. L'esempio di padre Vilella e don Salatino ci pare di segno esattamente contrario e testimonia un dogmatismo autoritario che esclude categoricamente quella verità nel dialogo postulata dalla Chiesa. E' gravissimo che si faccia campagna elettorale in parrocchia e, peggio ancora, in chiesa.

PARROCI CONTRO VATTIMO
Il caso. Ostracismo alla candidatura del filosofo
Il Quotidiano della Calabria, 16 marzo 2005 (Biagio Simonetta)

SAN GIOVANNI IN FIORE Quando uno come Gianni Vattimo decide di candidarsi a sindaco esplodono titoloni e punti di vista. A San Giovanni in Fiore, paese di 20.000 anime, è quasi automatica una reazione di pregiudizi e congetture figlie di un'emancipazione ancora distante. La campagna elettorale è in pieno fermento, tra progetti per i disoccupati e manifesti selvaggi. Non poteva restarne fuori la Chiesa. Nel giorno in cui una parte dell'Abbazia florense viene annerita dalle fiamme di un incendio poco chiaro, Emiliano Morrone, portavoce della lista "Vattimo per la città" scrive un'accorata lettera all'Arcivescovo di Cosenza, Salvatore Nunnari. Oggetto della missiva un continuato ostracismo di due parroci cittadini (Padre Marcellino Vilella e Don Emilio Salatino) verso la candidatura di Gianni Vattimo. "Da tempo scrive Morrone a Nunnari - si parla negativamente, in alcune chiese di San Giovanni in Fiore, di Gianni Vattimo, candidato sindaco. Padre Marcellino Vilella lo ha definito pericoloso per i giovani, indegno e nemico della Chiesa. Il riferimento al teorico del pensiero debole è stato indiretto ma molto preciso. L'ho ascoltato con mia madre, ero in chiesa. Padre Vilella, partendo dal Vangelo, ha detto che la cultura va bene fino a un certo punto, oltre il quale rappresenta un male sociale; ha detto che i filosofi promuovono l'ateismo, attaccano Dio e, negli ambienti accademici, portano gli studenti alla perdizione. Dal pulpito, Don Emilio Salatino, invece, avrebbe definito Vattimo come "il diavolo che viene da Torino". La Chiesa si apre al mondo delle diversità culturali e ideologiche, mentre il mondo rischia di scomparire per la fame e la guerra. L'esempio di padre Vilella - e don Salatino - mi pare di segno esattamente contrario: testimonia un dogmatismo autoritario che esclude categoricamente quella verità nel dialogo postulata dalla Chiesa anche su basi heideggeriane. È gravissimo conclude Morrone - che si faccia campagna elettorale in parrocchia e, peggio ancora, in chiesa. Se i parroci si comportano con aggressione e pregiudizi, la casa del Signore sarà vuota o frequentata solo da chi crede che basta pregare, per salvare l'anima". Il dibattito è aperto. L'attacco frontale a due dei parroci locali più rappresentativi è stato sferrato. La candidatura di Vattimo, in principio bizzarra e un po' snobbata, sta sollevando più polvere del previsto.