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Messaggio agli "E-lettori"
sulla campagna elettorale
europea 2004


Cari amici, ecco in breve qualche informazione su come è finita - per me - la vicenda delle ultime elezioni europee.

Tutto era cominciato con la decisione dei DS, che ho conosciuto solo attraverso giornali e interviste (di Bresso, di Violante, di Marcenaro), di non ripresentarmi come candidato in questa ultima tornata. Era una decisione relativamente "anomala", posto che in genere il partito usava offrire ai suoi eletti (ricordo che io nel 1999 ero stato il secondo del Nord-Ovest, dopo Trentin) una seconda legislatura. Le ragioni, solo vagamente accennate, erano che non mi ero abbastanza occupato del "territorio". Come si vede, motivazioni futili dato il tipo di lavoro che fa il Parlamento Europeo. Il punto era che: a) bisognava trovare un posto alla Bresso; b) che io avevo preso, negli ultimi anni, posizioni sempre più difformi dalla direzione del partito, la quale a sua volta era andata sempre più lontana da quella che, almeno a me e a molti che stanno ancora nei DS, appariva la sola possibile posizione di sinistra. Pensate solo al monstrum che si riassume sotto la espressione "partito riformista". c) La federazione di Torino mi accusava anche di non "versare le quote": ora, ho regolarmente versato la quota al gruppo di Bruxelles fino all'ultimo; quella alla direzione nazionale (la più consistente, più di tre milioni di lire al mese) fino a quando, nel 2003, è divenuto chiaro che non mi si voleva ricandidare (ho scritto anche due lettere a Fassino, dicendogli che avrei accantonato il denaro per la prossima campagna elettorale, e che mi dicesse qualcosa in proposito. Silenzio totale; assenso? Bah). Non ho mai dato una lira alla federazione torinese: questa quota, circa un milione al mese, avrebbe dovuto corrispondere a servizi dei loro uffici per me e la mia attività; ma non ne ho mai usufruito. Inoltre, fin da quando sono stato eletto, ho sempre sentito nella federazione di Torino una ostilità assai poco mascherata, e soprattutto - come ho anche scritto sull'Unità - ho trovato che nella scelta del personale, per dir così, collaboratori tutti pagati, aveva costantemente applicato la regola della selezione a rovescio, sempre i peggiori (qualcuno lo avevo conosciuto come pessimo studente). L'abitudine, per quanto ne so, continua.

Dato tutto ciò, confesso che ho reagito in maniera troppo "personale": mentre avrei potuto, se trattato civilmente, anche rinunciare a candidarmi di nuovo, il modo di procedere del partito, nazionale e locale, mi ha spinto a cercare di insistere. Poiché le vere ragioni della mia esclusione erano di carattere politico e "di sinistra", ho accettato l'offerta di presentarmi con il PdCI, con il quale concordavo su quasi tutti i punti programmatici e sul progetto di operare in vista della nascita di una nuova sinistra-sinistra.

Sono le ragioni che ho ampiamente illustrato nella campagna elettorale e che non sto a ripetere.

Com'è finita? Sono ancora incerto sull'effettivo svolgimento della cose. La questione è: il partito mi ha preso in giro o non c'è nessuna responsabilità di nessuno, se non del destino cinico e baro di saragattiana memoria? Benché senza alcun atto notarile, Diliberto mi aveva garantito, fatto capire, detto come cosa ovvia, che Rizzo e Cossutta, qualora eletti con più voti di me, avrebbero optato per il parlamento nazionale. La cosa sembrava molto verosimile, la loro eventuale opzione per Strasburgo avrebbe provocato la necessità di una nuova elezione suppletiva, e forse lo sconquasso dell'esiguo gruppo parlamentare PdCI. Rizzo ha condotto una campagna che non esito a definire efferata: eccessiva, anche per uno che doveva affermare la sua autorità nel partito a Nord Ovest. Il partito a Torino non solo non ha fatto nulla per promuovere la mia elezione (era facile, e anche si era convenuto, suggerire la tripletta delle preferenze: Rizzo, Cossutta, Vattimo). I collaboratori di Rizzo, forse memori della loro provenienza da qualche servizio d'ordine, hanno persino minacciato fisicamente i miei attacchini, messisi in moto perché il partito non provvedeva a esporre i miei manifesti: "Ogni manifesto in più di Vattimo, è un setto nasale rotto" - frase letterale con cui una sera si sono presentati davanti al mio ufficio. Io sopportavo in silenzio - anche perché con Diliberto non ho potuto mai parlare durante la campagna elettorale, il suo cellulare era scollegato e io non conoscevo altri mezzi. Mi fidavo della promessa della opzione per il Parlamento nazionale. Così mi sono dato da fare moltissimo, come molti di voi sanno; tranne nell'ultima settimana o giù di lì, perché ho avuto un problema di retina che mi ha costretto a stare fermo. I miei risultati sono stati buoni, come si vede dal fatto che, nelle elezioni provinciali in cui pure ero stato candidato, ho conquistato il seggio di San Salvario a Torino portando il PdCI a percentuali mai viste sinora. Questo fatto rende "sospetto" anche il risultato delle europee, per me: possibile che solo seimila (tanti i miei voti di preferenza) elettori mi abbiano votato? Evidentemente - per loro scelta o per indicazione partitica - molti che mi hanno votato alle provinciali non mi hanno dato la preferenza alle Europee. Sottolineo che, in ogni caso, se oggi in Provincia il PdCI ha due rappresentanti è soprattutto merito mio.

Comunque, alla fine, come sapete, Rizzo opta per Strasburgo. Ha le sue ragioni. Non è sicuro che alle prossime elezioni nazionali sarà rieletto (il suo collegio del Mugello era di quelli "offerti" dai DS, i quali potrebbero aver cambiato idea), e in Europa lui sta sicuro per i prossimi cinque anni. Confesso che questa sua scelta mi sembra ragionevole ma: a)avrei preferito sapere prima le sue intenzioni; b) non vorrei che alla fine - a pensar male si fa peccato ma ci si azzecca! - tutto il corso degli eventi possa essere stato un modo, magari inconsapevole, per aiutare i DS a punirmi e togliermi di mezzo. Con tutte queste idee, consapevolezze, e anche semplici sospetti in testa, era ovvio che non potevo fare il consigliere provinciale come rappresentante del PdCI. Perciò mi sono dimesso. Il mio proposito di dedicarmi in futuro alla costruzione di una sinistra-sinistra e allo smascheramento della "seconda destra", il riformismo della maggioranza diessina, resta intatto. Spero anche che molti di voi, utenti della newsletter, vogliano continuare a tenersi in contatto con me e il mio "ufficio" - che è stato efficacissimo nella campagna, un vero centro di produzione di idee e di iniziative, anche a rischio dei propri setti nasali. Vi faremo sapere se e come tutto si sviluppa. A presto, hasta la… con quel che, lentamente, segue.

Gianni Vattimo

L'"ufficio" di Gianni Vattimo ringrazia tutti coloro (e sono tantissimi!) che hanno apportato il loro contributo e hanno garantito la loro solidarietà al lavoro effettuato negli ultimi mesi.