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Il Gay Pride di Salerno


Cecchi Paone: fonderemo un partito dei diritti civili
Vattimo: vorrei che la Chiesa non mi condannasse

Il Mattino, 26 giugno 2005. Di Fulvio Scarlata

Salerno. Il Gay pride disertato: boicottato dalle istituzioni, osteggiato dalla Chiesa e poco sentito dalla città. Così Salerno da possibile capitale al Sud del movimento dei diritti civili di tutti, si ritrova ad essere la sonnacchiosa provincia di sempre e la manifestazione si anima per le invettive di Gianni Vattimo contro «questa gerarchia ecclesiale sclerotizzata nell’accanimento contro i gay», per le letterine semisvestite Alessia Fabiani e Mascia Ferri piombate con le telecamere di «Lucignolo» e nell’attacco di Alessandro Cecchi Paone: «Sindaco e vescovo di Salerno si devono vergognare di non essere qui. Sono deluso da questa città in un Sud che eleggendo politici dichiaratamente omosessuali dalla Puglia a Gela dà lezioni al Nord. Destra e sinistra però stiano attenti: siamo pronti a dar vita ad un nuovo partito dei diritti civili contando su 5-10 milioni di voti dei gay». Nessuno show carnevalesco, per l’apertura del Salerno Pride tra le mura dell’Ave Gratia Plena in un centro storico blindato per un controcorteo di Forza Nuova con pochissime adesioni. Il taglio della manifestazione è tutto incentrato sul Pacs, i patti civili di solidarietà, la proposta di legge firmata dal deputato Ds Franco Grillini per riconoscere i diritti di omosessuali e coppie di fatto: dalla possibilità di assistere il proprio compagno in ospedale o in carcere al diritto di ereditare o dare la nazionalità italiana al partner extracomunitario. «Vedrete - ripetono i relatori - ricorreranno a questa legge più le coppie etero che omo». Il principale ostacolo per la legge e per i diritti omo viene visto nella Chiesa del cardinale Ruini e di papa Ratzinger. «I cattolici vivono una cultura sessuofobica - attacca il filoso Gianni Vattimo, legato a un giovane cubista - ma che c’è di cristiano nel condannare un giovane solo perché ama una persona del suo stesso sesso, marchiarlo, discriminarlo a casa, nel lavoro, lasciandogli come unica via la strada. Sono inferocito: il papa ha chiesto scusa a tutti, dagli ebrei ai protestanti, solo a gay no. E allora vadano al diavolo. Non sono orgoglioso di essere omosessuale ma voglio essere riconosciuto per quello che sono». Sul filosofo piombano Alessia e Mascia con le svolazzanti telecamere di Lucignolo, la trasmissione di Italia 1. «Vogliamo convertirlo» spiegano divertite in abitini succinti e sgargianti e volano via con lui. Ma la polemica resta. «La Chiesa con Ruini al referendum si è schierata come partito politico - dice Cecchi Paone - posso rispettarla ma non accettare una religione che stabilisce chi è più o meno degno di essere figlio di Dio. E poi raccontano balle, insieme a Marcello Pera intellettuale liberale traditore o al vergognoso Rutelli: dicono che difendono una famiglia tradizionale che non esiste più tra single, convivenze e matrimoni con una media di un figlio a coppia. Il declino dell’Italia non è determinato dall’Irap, ma dal modello di Paese chiuso mentre l’Inghilterra è avanzata non perché ha meno tasse ma perché è una società aperta, tollerante, che dà spazio a giovani e donne in politica come nelle imprese. Noi invece ci ritroviamo ancora con Prodi e Berlusconi, come dieci anni fa».