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Il papa enigmaNeue Zuercher Zeitung (inedito in italiano), | |
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Un papa che è riuscito a canonizzare nello stesso tempo Pio IX e Giovanni XXIII non può che apparire un enigma. Per non parlare della sua ostinata volontà di continuare a viaggiare per il mondo, a presentarsi in pubblico, anche se la malattia sembra sempre più prender possesso di lui, almeno delle sue forze fisiche. Anche chi - e sono sempre più numerosi, tra gli stessi cattolici - propende per un giudizio complessivamente negativo sul suo pontificato, non riesce a liberarsi da un certo senso di incertezza nel formulare questo giudizio. Davvero il pontificato di Woytjla è tutto da respingere come quello che ha cancellato, o cercato di cancellare, il Concilio Vaticano II, e tutte le grandi innovazioni che esso aveva comportato per la Chiesa e il suo rapporto con il mondo moderno? Certo, l'incertezza, e addirittura l'imbarazzo e il senso di colpa che si provano quando ci si dichiara "contro" questo pontificato - per giunta dal punto di vista di cattolici praticanti, mentre spesso i non credenti sono più benevoli e tolleranti nei suoi confronti - sono motivati da ragioni "umane troppo umane": sia dall'esempio di resistenza al dolore e alla sofferenza che egli continuamente ci offre, sia dal ricordo della grande simpatia che suscitò nei primi anni dopo la sua elezione.
Quel giorno del 1978 in cui ci si disse "habemus papam", a molti di noi parve che lo Spirito Santo si fosse davvero "svegliato", producendo una novità decisiva nella vita della Chiesa. Una impressione che non si era avuta certo al momento dell'elezione di Montini o, prima, di Giovanni XXIII. Quest'ultimo, anzi, pareva (forse anche ai suoi elettori) una soluzione temporanea e di ripiego: un cardinale anziano, vecchia volpe della diplomazia vaticana, dal quale dunque non ci si dovevano attendere sorprese. Per giunta, a causa dell'età, destinato a durare poco. E si è poi visto quale gigantesca sorpresa costituisse. Nel caso di Giovanni Paolo, la novità era molto più radicale. Per la prima volta da molti anni un papa non italiano, per giunta proveniente dall'Europa comunista, da una chiesa che era ancora "chiesa del silenzio", e che dunque avrebbe portato una forma di spiritualità e un atteggiamento politico profondamente diverso da quello a cui si era abituati - soprattutto noi italiani, con le continue interferenze della Santa Sede nella vita politica, che Giovanni XXIII non era riuscito a limitare in modo decisivo. Forse proprio questa caratteristica, che era apparsa tanto promettente, è stata poi quella che ha prevalso nelle sue scelte e che motiva la gran parte delle delusioni che sono seguite.
Non solo il papa è stato troppo decisamente "polacco", e cioè esponente di una tradizione teologica e di una spiritualità decisamente tradizionalista e conservatrice (non gli era servita certo, per contrastare questo orientamento, la sua dimestichezza accademica con il pensiero della prima fenomenologia e con Max Scheler); se questo tratto è stato determinante nel suo impegno per dare il colpo di grazia al comunismo sovietico ormai in via di dissoluzione, si è però rivelato ben presto come la ragione profonda della sua preferenza per le correnti meno europee, meno occidentali, meno "moderne" presenti nella Chiesa. Come se la sua vocazione più sentita fosse di dare voce a quella che un autore recente ha chiamato "la terza Chiesa", la Chiesa del mondo in via di sviluppo, delle regioni in cui i cattolici sono minoranza missionaria, talvolta perseguitata; e perciò stesso tendenzialmente integralista, legata alla lettera del dogma e della predicazione morale. Chi non si è domandato, per esempio, se l'opposizione del papa a ogni forma di controllo delle nascite non risponda, più ancora che a preoccupazioni di morale naturale, a un accorto calcolo "politico"? I popoli che crescono più intensamente sono i popoli "terzi", a cominciare dai latini che ben presto costituiranno la maggioranza dei cittadini del NordAmerica. Certo, anche i latinos d'America sono secolarizzati; ma le Chiese "giovani" di Africa e Asia costituiscono invece una vera promessa di ritorno alla più antica tradizione cristiana. Il fatto di essere minoranze missionarie ne fa delle roccaforti della tradizione e dell'integralismo. Presto metteranno in minoranza non solo i WASP degli Stati Uniti, ma anche i cattolici dell'Occidente, per i quali una più umana tolleranza dottrinale e morale, un minore letteralismo nella interpretazione della Scrittura sembrano l'unica speranza di affermazione dell'ecumenismo.
Da questo punto di vista, il papato di Woytjla sembra purtroppo perfettamente in sintonia con l'ondata di fondamentalismo che minaccia di sommergere il mondo. E' come se avesse riportato la (necessaria) secolarizzazione del messaggio cristiano, quella a cui pensava anche Gioacchino da Fiore quando parlava di una età dello spirito, al punto di partenza. Oggi si parla sempre più di crociate - appunto quello a cui si ribellava Gioacchino. Riusciremo a riprendere il cammino o si dovrà ricominciare tutto da capo?
Gianni Vattimo
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