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E' battaglia sul contributo da versare all'Unione



di Giuseppe Iannantuono
da Avvenimenti, 27 febbraio - 4 marzo 2004


Prima la sospensione del patto di stabilità per favorire le economie in crisi della Francia e della Germania. Poi il fallimento, a causa dei veti incrociati, dei negoziati sul Trattato costituzionale all'ultimo vertice del Consiglio europeo con presidenza italiana. Cui segue come corollario il consolidamento dell'asse anglo-franco-tedesco sulla difesa e sulle scelte strategiche in campo economico. Adesso le critiche alle proposte di aumento del bilancio comunitario fatte dall'Esecutivo di Bruxelles. Sembra proprio che l'Unione europea stia perdendo i pezzi della sua tradizionale politica di equilibrio tra le parti; cioè appare sempre più in difficoltà la sua sperimentata regia nello stringere accordi di compromesso e nel raggiungere piani di mediazione tra i diversi egoismi nazionali e i divergenti interessi di prestigio internazionale. La polemica sulle prospettive finanziarie, messe in cantiere dalla Commissione con largo anticipo, risale già allo scorso dicembre quando i capi di Stato e di governo di Francia, Germania, Regno Unito, Olanda, Svezia e Austria hanno inviato una lettera a Prodi auspicando che le spese del bilancio non superassero l'1% del PIL. Ma le ostilità sono in effetti cominciate soltanto la scorsa settimana all'atto di presentazione del progetto bilancio dell'Ue 2007-2013, che prevede un aumento dei contributi all'1,22% del PIL comunitario. Un incremento considerato necessario per favorire lo sviluppo e rafforzare il ruolo economico dell'Europa nel mondo, ma che contrasta decisamente con le richieste di una revisione al ribasso delle risorse destinate all'Ue da parte dei sei stati membri. Uno scontro per ora politico che rischia tuttavia di produrre gravi danni all'immagine di un'Europa costruita sui valori della coesione sociale ed economica. Tra i primi a farne le spese potrebbero essere i nuovi paesi aderenti nonché l'autonomia delle politiche di sviluppo dell'Unione europea.