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I popolari si preparano a restare maggioranza parlamentare
di Giuseppe Iannantuono |
Il Partito popolare europeo (PPE) sceglie l'emiciclo del Parlamento europeo di Bruxelles quale sede per lo svolgimento del XVI° Congresso. Una scelta compiuta dagli organizzatori per sbandierare apertamente la matrice europeista del partito e, al contempo, lanciare un messaggio di sfida ai rivali della prossima competizione elettorale europea che ci si sta attrezzando per restare il Gruppo parlamentare di maggioranza. Ma prima di procedere oltre è necessario fare un distinguo tra il PPE e il Gruppo parlamentare del PPE (PPE-DE): il Partito è composto dai rappresentanti dei partiti nazionali (per intenderci dai segretari rivelandosi per questo una struttura abbastanza verticistica); mentre il Gruppo è formato dagli eletti al PE che come parlamentari si aggregano in gruppi politici. E il Gruppo del PPE è uno dei maggiori gruppi politici di riferimento al Parlamento di Strasburgo.
Ciò potrebbe apparire un'annotazione certosina ma così non è, poiché tra i rappresentanti del Gruppo parlamentare del PPE ci sono partiti che di fatto non aderiscono all'associazione partitica (ad esempio il CVP svizzero è membro del PPE). Una differenza che non intacca però i legami di stretta parentela che li uniscono, come dimostra il ruolo attivo che il Gruppo esercita in tutti gli organi del PPE. In breve, hanno due corpi dirigenziali differenti ma una sola centrale di pensiero e di formazione ideologica. La fonte d'ispirazione risale agli anni '50 e fa riferimento alla tradizione democratico-cristiana appartenuta ai padri dell'Unione europea quali Adenauer, Schuman, De Gasperi. Insomma, si sentono i portatori della missione storica di unificare l'Europa e di creare un'Unione europea fondata sui valori dell'individuo come membro di una famiglia, di una comunità e di una religione, seguendo i principi della moderazione, della liberalizzazione come impulso alle industrie europee, della democrazia solidale volontaristica, ecc. Il tutto comunque farcito da una critica feroce contro i socialisti accusati di ripresentare vecchi modelli di sviluppo che vedono nella spesa pubblica la sola soluzione alle sfide del progresso, di interventismo politico (collettivismo) e di burocratizzazione a scapito delle libertà individuali e delle iniziative imprenditoriali.
Ma il Gruppo del PPE deve però fare i conti con il carattere eterogeneo della sua coalizione parlamentare. Anche se per il momento non si tratta ancora di una fronda interna le voci che si rincorrono minacciano di andare verso la formazione di un nuovo raggruppamento europeista e riformatore. In prima linea si trova lo schieramento del partito popolare italiano e le insofferenze dei suoi deputati (ricordiamo che sono all'opposizione in Italia), che non si riconoscono più nella linea più marcatamente conservatrice degli ultimi tempi. Che non si tratti semplicemente dell'ennesimo trasferimento in Europa di beghe italiane è evidenziato dal fatto che contro questa linea si oppone una cerchia transfrontaliera di deputati europei popolari che hanno dato vita a un gruppo di lavoro chiamato Schuman. Un gruppo che raccoglie e dà fiato, inoltre, al malumore nei confronti di un partito talmente preoccupato di rimanere la prima formazione continentale che non si cura, ad esempio, delle scarse convinzioni europeiste dei partiti che stanno arrivando. Come accade con l'accogliere tra le priprie fila (per il momento a titolo di osservatori ma chissà poi per mantenere la maggioranza) gli eletti delle formazioni populiste quali la Fidesz del nazionalista ungherese Viktor Orban e l'Ods del presidente ceco Vaclav Klaus, dichiaratamente euroscettici. Dentro la corazzata del Gruppo del PPE si sono aperte falde che potrebbero essere l'inizio eventuale di una formazione politica nuova. Il gruppo Schuman, intanto, convoca riunioni per valutare le strategie politiche e per decidere una linea d'attacco comune. Tra i suoi maggiori rappresentanti ci sono M. Smet, J. Gil-Roblés Gil Delgado J.L. Bourlanges. Quest'ultimo, anzi, ventila persino l'ipotesi di stracciare l'adesione al Gruppo del PPE e di raggiungere quello dei liberali, considerati veri federalisti europeisti. Una manovra che è in parte una provocazione e in parte un modo per far pesare le forze in campo, ma anche un avvertimento al Partito per non appiattire l'appuntamento del Congresso a una kermesse pubblicitaria e apologetica dal volto sorridente, e farne un momento strategico importante di effettiva elaborazione del programma politico futuro.
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