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Forum mondiale dei progressisti


di Giuseppe Iannantuono
dicembre 2003


Il Parlamento europeo ha ospitato dal 27 al 29 novembre il Forum dei progressisti, organizzato dall'Internazionale socialista e dal PSE. Tuttavia, la tre giorni di Bruxelles non è stata una semplice sfilata dei rappresentanti dei partiti socialisti di tutto il mondo, in quanto sul versante della scelta dei temi sono state coinvolte le principali organizzazioni della società civile e numerosi rappresentanti hanno partecipato alle tavole rotonde. Il Forum dedicato alle forze progressiste ha articolato la discussione sulle strategie politiche globali in due sessioni plenarie, mentre ha svolto il dibattito su temi globali in tre sessioni di tavole rotonde parallele, raggruppate, a loro volta, in tre grandi aree tematiche: lo sviluppo mondiale, le politiche globali, la governance globale. Un programma di lavoro che ha messo a dura prova la resistenza dei 500 e più partecipanti tra leader politici e rappresentanti del mondo sociale, i quali nella volontà di seguire il più possibile hanno dovuto cronometrare e selezionare i temi trattati.

L'idea del Forum è nata, hanno detto gli organizzatori, tanto dalla necessità di riprendere in mano il discorso della governance mondiale, per dirigere il processo di liberalizzazione poco attento alla solidarietà sociale, quanto di ritornare a parlare di riforme sociali ed economiche con gli strumenti della politica. Come suggerisce Pasqualina Napoletano (capodelegazione DS al Parlamento europeo) il privilegio accordato alle ragioni della politica e del sociale serve per trovare insieme una risposta comune di fronte alla globalizzazione dei mercati e della comunicazione. In particolare, continua la Napoletano, bisogna piazzare al centro del discorso la riflessione sul posto che deve occupare l'Europa all'interno del mondo in trasformazione e in via di regionalizzazione.

Da questo punto di vista l'Europa deve essere fonte di crescita e luogo di opportunità per le sorti degli altri paesi. Deve, cioè, promuovere una cooperazione interregionale perché il futuro mondo globale si gioca tutto intorno alla coesione sociale ed economica, alla pace, alla diffusione della democrazia. In un processo sempre più fortemente caratterizzato dalla forza delle merci e del mercato, le realtà regionali acquistano importanza politica e strategica secondo un processo di integrazione successiva. Una geopolitica di sistemi regionali fluidi ed aperti alle influenze reciproche e agli scambi continui, da Nord a Sud e da Ovest ad Est.

Su questa scia un coro di voci si è alzato a favore di una maggiore presenza dell'Europa sullo scenario mondiale, considerata quasi unanimemente come una realtà regionale che di fatto esporta democrazia e diritti umani e per questo si rivela valida interlocutrice dei paesi in via di sviluppo. Si tratta, in realtà, di un'ambizione e di una sfida che il Gruppo socialista europeo ha lanciato, già da qualche mese, con la pubblicazione di uno studio elaborato da Poul Nyrup Ramsmussen - ex Primo ministro danese - dal titolo sull'Europa e il nuovo ordine mondiale. Un'analisi che intente afferrare i flussi globali dell'economia e dell'informazione e fornire, contemporaneamente, le chiavi di lettura per comprendere gli avvenimenti globali e gli strumenti per colmare il divario esistente tra i paesi ricchi e i paesi poveri. Questo studio messo a disposizione dei partecipanti è stato il collante ideologico della manifestazione di Bruxelles. Questo quadro ha ispirato anche l'intervento del segretario dei DS Piero Fassino, il quale ha espresso grande preoccupazione per la situazione mondiale che sta diventando sempre più esplosiva e di cui l'Europa deve farsi carico per disinnescare la bomba della crisi economica e demografica che colpisce i paesi in via di sviluppo. Un primo passo lo deve compiere l'Unione europea cambiando la politica protezionistica in campo agricolo che finora ha dominato nei rapporti con i paesi terzi.

A tratti i discorsi sembravano volare alto, verso utopie che immaginano un mondo nuovo; ma erano soltanto il substrato culturale per prendere lo slancio ed affrontare le difficoltà di un progetto progressista che mira a recuperare le divisioni e le incongruenze di un mondo che sempre più interconnette i destini delle persone, ma sempre meno distribuisce egualmente le risorse e le ricchezze. Per dirigere le forze verso l'assunzione di un progetto globale si è concluso che nessuna forza politica singola può riuscire a mettere in pratica un'azione di così vasta portata e che bisogna superare le frontiere delle socialdemocrazie nazionali per costruire un "agglomerato" progressista che unisca i vecchi partiti insieme alle organizzazioni progressiste della società civile, ONG, sindacati, mondo accademico, aziende, tutti accomunati dal sogno di un mondo sostenibile e retto dalla democrazia, dalla pace, dalla sicurezza e dalla giustizia sociale.