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Un vento probizionista spira a Bruxelles


di Giuseppe Iannantuono
dicembre 2003


L'Europa in previsione del mandato d'arresto europeo intende anche dotarsi di una legislazione giuridica e penale efficace, proporzionata e dissuasiva nella lotta contro il traffico di droga. L'intesa raggiunta a Bruxelles dai Quindici paesi membri oscilla tra margini di tolleranza e fattori di intransigenza, con una deriva proibizionista ed autoritaria nell'affrontare la questione del consumo personale della droga. Il Consiglio dei ministri di Giustizia e Affari interni dell'Unione, due settimane fa, si è accordato per articolare, nei prossimi mesi, una decisione quadro che definisca il reato di traffico di droga e le relative sanzioni.

Il successo dell'accordo va sicuramente addebitato al governo italiano, che guida la Presidenza di turno dell'Unione fino a dicembre, che ha spinto sull'acceleratore per sbloccare, dopo un anno e mezzo di stagnazione, l'impasse ideologica che frenava ogni possibile collaborazione giudiziaria in materia. Un negoziato risolto, dunque, grazie al lavoro di mediazione del ministro Castelli, che ha ricordato agli europei come la legislazione italiana - vedi la proposta Fini - sia un modello che ha anticipato la futura direttiva. Tuttavia, la strada del compromesso ha consigliato all'Italia - intransigente sul proprio territorio - di escludere riferimenti all'uso personale e che, quindi, resta di competenza degli Stati membri decidere di depenalizzare o meno il consumo di droga.

Un passo significato volto a superare le resistenze dell'Olanda che vuole continuare a tollerare il possesso di piccole quantità di droghe leggere e la vendita di esse nei coffee-shops. In Olanda la vendita e il possesso sono proibite ma i tribunali non perseguono mai se si tratta di piccole quantità di droghe leggere. Non esiste, cioè, obbligatorietà della sanzione penale. Inoltre, un distinguo giuridico, costituito dalla particolare formulazione del diritto penale olandese, permetterà di mantenere la durata delle pene al di sotto della soglia di un anno, a partire dalla quale scatta la cooperazione giudiziaria obbligatoria nell'Ue. Per il momento la vendita nei coffee-shops è risparmiata dalla crociata antidroga anche se la Commissione ha ricevuto il mandato di sorvegliare la messa in pratica della decisione quadro in tutti i paesi, col pericolo che punti il dito contro gli Olandesi. Ma per mettere a tacere le accuse da parte degli intransigenti Francesi e Svedesi di favorire il traffico di stupefacenti, il governo olandese, di matrice cristiano-democratico, ha sottoscritto una dichiarazione, aggiunta al testo dell'accordo, che si impegna ad adottare una legge che limiti l'accesso ai coffee-shops ai solo cittadini dei Paesi Bassi.La promessa di lottare contro il turismo della droga è una manovra che permetterebbe all'Olanda di non abbandonare la sua tradizionale politica antiprobizionista. Si tratta di una chiara allusione ai viaggi effettuati un po' da tutta Europa con l'intento di approvvigionarsi nei Paesi Bassi.

Superato lo scoglio olandese il Consiglio dei ministri ha così fissato una definizione di traffico di droga - nessuna originalità poiché l'elenco si rifà a quello definito dalle Convenzioni ONU - e, in seconda battuta, ha dato le linee per armonizzare le sanzioni sulla base della gravità del traffico e della pericolosità della sostanza venduta e prodotta. Il testo dell'accordo stabilisce che le azioni illegali di vendita, di distribuzione e di trasporto di oppio, di coca e di cannabis, saranno trattati in modo unanime quando la pena supererà l'anno di prigione. Le sanzioni saranno variabili secondo la gravità per cui avremo le pene da un anno a tre anni per chi traffica con piccole quantità e da cinque a dieci ai trafficanti di grande quantità ed appartenenti a un'organizzazione criminale internazionale. Nello specifico, le prossime norme per combattere il narcotraffico avranno un'incidenza differente a seconda della quantità del traffico. Ma proprio sul calcolo della quantità che viene meno l'armonizzazione europea aprendo alle ambiguità dei pesi e delle misure nazionali. Ciascun paese sarà libero di stabilirne il limite secondo le proprie convenienze e le proprie politiche di cortile.