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Trans European Networks
di Giuseppe Iannantuono da La Pagina, settimanale di Zurigo, 22 ottobre 2003 |
L'Unione europea vuole rimettere in marcia la locomotiva dello sviluppo economico attraverso la realizzazione di grandi reti transeuropee di trasporti e comunicazioni in combinazione con forti investimenti nella ricerca. L'idea di fare delle infrastrutture insieme il motore e la condizione di sviluppo economico e di coesione europea non è né nuova né originale. L'aspetto nuovo è, invece, l'accento posto dall'Esecutivo europeo sui finanziamenti e sulla revisione delle regole di appalto per facilitare il cofinanziamento dei settori transfrontalieri e, soprattutto, per creare un terreno propizio alla partecipazione dei capitali privati. L'iniziativa europea per lo sviluppo è un pacchetto di azioni che mira, dunque, a mobilitare grandi investimenti nei due settori privilegiati dell'agenda di Lisbona: le reti e la conoscenza. Inseguendo l'obiettivo di fare dell'Europa il sistema economico più dinamico e competitivo del mondo entro il 2010, la Commissione esecutiva dichiara di "interesse europeo" una serie di 29 progetti prioritari dal costo complessivo di 220 miliardi di euro distribuiti in 20 anni. Il piano d'azione, che ridisegna la geografia dell'Europa, ha l'ambizione di estendere gli assi delle comunicazioni ai futuri Stati membri che dovrebbe contribuire al successo dell'allargamento; di decongestionare il traffico incoraggiando l'intermodalità dei trasporti (stradale - marittimo - ferroviario); di sviluppare il mercato unico, poiché come sostiene Loyola de Palacio - commissaria ai trasporti - "senza delle buone infrastrutture, non potrà esserci mercato interno".
Nel dettaglio i progetti prioritari dichiarati d'interesse europeo costituiscono per l'immaginario collettivo il sogno di un'Europa senza più frontiere naturali e più vicina ai popoli e ai cittadini. Una prossimità costruita mediante una fitta rete di vie di comunicazione che si estenderà sull'intero continente europeo da ovest ad est da nord a sud. Da questo intreccio si dipanano due assi di particolare interesse per l'Italia: quello orizzontale che attraversa Lione-Torino-Venezia fino a Budapest e quello verticale che taglia l'Europa da Berlino a Palermo, e comprende il discusso ponte sullo stretto di Messina. La sfida è lanciata; tuttavia il tavolo dei negoziati è appena cominciato. I responsabili dell'economia della Ue, riunitisi in Lussemburgo, hanno dato via libera al piano per la crescita europea, ma tocca ai prossimi Consigli europei, previsti in ottobre e dicembre, di scegliere tra il gruppo dei 29 la rosa dei progetti più prioritari rispetto agli altri. E se il governo italiano vuole ottenere il sigillo dell'Europa sul ponte dello stretto di Messina deve sapersi muovere con cautela e strategia. Deve, innanzitutto, convincere i partner europei che il ponte sullo stretto ha un valore di interesse generale; impresa che non è scontata, poiché ciascun Stato comincia a tirare la coperta dalla propria parte. Mentre Tremonti pone l'accento sul piano delle reti di trasporto, forse pensando all'industria dell'acciaio e del cemento nazionale, l'asse franco-tedesco punta, invece, i riflettori sugli investimenti per la ricerca e lo sviluppo, sul capitale umano e sulle reti di telecomunicazioni, trovando alleati di peso nel Regno Unito e nei Paesi Bassi. Uno schieramento che privilegia gli investimenti diretti alla realizzazione degli obiettivi di Lisbona, per tentare di recuperare il grave ritardo accumulato in campo tecnologico e vincere la sfida dell'innovazione e della competitività. Un altro paletto posto al "piano Tremonti" arriva dai Paesi nordici che chiedono esplicitamente che l'iniziativa per la crescita economica si muova entro i vincoli del patto di stabilità e che abbia un impatto e un interesse europei.
Bisogna ricordare che la comunicazione dell'Esecutivo europeo fa seguito al rapporto del Gruppo di Alto Livello sulle RTE-T, presieduto da Van Miert, che aveva già selezionato la lista dei progetti prioritari riscontrando, però, l'assenza di cooperazione tra gli Stati membri nei settori transfrontalieri, troppo chiusi a proteggere gli interessi nazionali. La relazione Van Miert oltre a suonare l'allarme per l'insufficienza cronica di finanziamenti alle infrastrutture: l'1% del PIL, che potrebbe generare enormi ritardi nella realizzazione di questi progetti, chiedeva di valutare nuovi meccanismi di finanziamento da parte della Banca europea degli investimenti (BEI). Per rimediare a questo deficit la Commissione Prodi auspica una governance economica solida capace di sviluppare la fiducia nel potenziale dell'economia europea. Una riforma strutturale che miri, mediante un approccio integrato delle politiche, dei meccanismi di esecuzione e degli accordi istituzionali, a garantire l'attuazione delle iniziative in tempi brevi. Perché le incognite maggiori sono appunto i tempi di realizzazione a fronte di una carenza strutturale di finanziamenti. Si tratta di passare dal piano verbale a quello fattuale.
Il primo problema da affrontare, dunque, è quello di visionare le risorse disponibili per racimolare i 220 miliardi di euro di investimenti. L'ipotesi più accreditata prevede il 20% del capitale privato e il resto finanziato con crediti agevolati della BEI. Il piano di azione della Commissione elabora gradi successivi di interventi. Parte dalla richiesta di aumentare la quota di cofinanziamento comunitario, per i tratti transfrontalieri dei progetti prioritari di interesse europeo, dal 10% al 30%. E prosegue con l'invito alla BEI di partecipare con maggiore impegno ai rischi dell'iniziativa per la crescita, impegnando notevoli risorse. E la Banca europea per gli investimenti non si tira indietro poiché intende assegnare, nel prossimo decennio, 50 miliardi di euro alle TEN (Trans European Networks), che permetterebbe di distribuire prestiti a lungo termine (35 anni) e coprire fino al 75% dei costi effettivi. Altri 40 miliardi di euro di sovvenzione aggiuntivi per promuovere l'innovazione nei settori della ricerca e dello sviluppo, al fine di spronare i governi nazionali a rispettare pienamente le promesse fatte con l'agenda di Lisbona e a portare gli investimenti nel campo della ricerca al 3% del PIL. La Commissione ricorda l'importanza di questo punto, spesso accantonato dai governi, poiché considera che l'aumento dei finanziamenti alla ricerca potrebbero avere l'effetto di creare 400 mila nuovi posti di lavoro all'anno.
Tuttavia, il passo più importante, ma non facile e neppure semplice, è la ricerca di un partenariato pubblico-privato autenticamente paneuropeo disposto ad investire in infrastrutture, ricerca ed innovazione. Per favorire questo coinvolgimento la Commissione consiglia la revisione delle norme che disciplinano i comportamenti delle imprese private che operano investimenti oltre confine. Nuovi modelli che promettono di calamitare il capitale privato ma senza fornire ai cittadini, almeno per il momento, nessun chiarimento sui termini dell'operazione. Infatti, la Commissione si riserva di presentare, solo nel corso del 2004, un libro verde sugli aspetti regolamentari dei partenariati pubblico-privato e che sia uno strumento garante della trasparenza fiscale e delle procedure degli investimenti con capitale a rischio. Il secondo passo è rivolto ai governi, i quali devono adottare un piano di interventi urgenti ed immediati, che istruisca nuove regole di finanziamento per le reti transeuropee - come ad esempio l'eurobollo e il pacchetto sugli appalti pubblici con la nuova procedura del dialogo competitivo. Inoltre, i governi devono mostrarsi più accorti ed efficienti nell'uso della linea di bilancio comunitario dedicata alle TEN, che ha a bilancio all'incirca 600 milioni di euro l'anno per finanziare i costi dei progetti. Infine, è richiesto ai paesi interessati dalle reti TEN l'impegno a rispettare i tempi previsti e le modalità dell'esecuzione pena l'esclusione dai progetti. Un avvertimento minaccioso visto che il rischio è di perdere in un colpo solo sia i fondi per la rete dei trasporti sia quelli strutturali, associati alla regione in cui si realizza l'infrastruttura.
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