In Parlamento

Intervento sulla situazione in Afghanistan



Strasburgo - Sessione plenaria


14 giugno 2001


Ancora una volta, questo Parlamento si trova a discutere in via di urgenza la situazione dei diritti umani nell'Afganistan del regime talebano. Gli interventi che mi hanno preceduto hanno già sottolineato come le violazioni dei diritti umani fondamentali da parte del sanguinario regime afgano si siano intensificate negli ultimi tempi: è stata citata la permanente persecuzione contro ogni tentativo di rendere più umana, e anche solo "normale", la condizione delle donne nella società afgana; e si è già ricordato che la repressione dei diritti delle minoranze, non solo etniche (penso alla persecuzione degli omosessuali) e l'uso delle pene più crudeli (il taglio della mano ai ladri) rappresentano ormai un triste primato dei talebani; con eccessi di stampo nettamente nazista: Indu e Sikh possono circolare solo con un contrassegno giallo cucito sugli abiti. Un episodio che mi tocca particolarmente è quello riguardante l'ospedale italiano di Kabul, costretto di recente a sospendere l'attività a cause dell'impossibilità di funzionare senza violare gli assurdi divieti dei talebani (lavoro femminile, contatti tra personale dei due sessi, ecc.) Di fronte a questo scempio del diritto e della più elementare umanità, non bastano condanne generiche e risoluzioni sdegnate: occorre che l'Unione Europea elabori mezzi di pressione efficaci, tali da convincere i talebani a ritornare al rispetto delle regole democrtaiche. Il che si puo' solo fare esercitando pressioni dissuasive su quegli stati - come Arabia Saudita, Pakistan, Emirati Arabi - che riconoscono il governo di Kabul e che variamente lo sostengono; e operando in tutte le sedi internazionali, a partire dall'Onu, affinché cessi ogni sostegno al governo afgano come tale. Naturalmente, intensificando gli interventi di assistenza sia alle popolazioni colpite dalla carestia entro i confini del paese, sia ai rifugiati che vivono nei campi alle frontiere dell'Afganistan, in Pakistan e India. Non si tratta solo di aiutare il popolo afgano a resistere e a liberarsi del sanguinoso regime che lo opprime; ma anche di evitare che la versione "afgana" della religione coranica (versione che è respinta dalla gran parte dei musulmani di tutto il mondo) contribuisca a diffondere in Occidente una visione dell'Islam come religione di fanatici e di terroristi che corrisponderebbe fin troppo bene alle aspettative dei movimenti razzisti europei.

GIANNI VATTIMO