In Parlamento

Sullo scambio di lettere Bonino-Baron Crespo

Dichiarazione dell'on. Gianni Vattimo, DS-PSE


1 novembre 1999


Lo scambio di lettere tra Emma Bonino e Enrique Baron Crespo ospitato dal Mundo nei giorni scorsi merita di non passare inosservato dall'opinione pubblica degli altri paesi, anche e specialmente da quella italiana, che nelle ultime elezioni europee ha appoggiato con un alto numero di voti la lista radicale. Emma Bonino rimprovera al Parlamento europeo, e in specie al gruppo socialista, di aver respinto in quanto contrastante con il regolamento, la costituzione del gruppo "tecnico" che avrebbe permesso ai radicali di godere dei vantaggi non indifferenti che derivano ai deputati dal fatto di appartenere a un gruppo parlamentare. Per il regolamento vigente, un gruppo deve essere costituito sulla base di affinità politiche, che mancavano con ogni evidenza nel progettato gruppo tecnico di Bonino e Le Pen. Sono queste ragioni formali che Baron Crespo ricorda nella sua risposta; le quali, benché ineccepibili, non risolvono il problema dei deputati radicali italiani, che rimane aperto fino a che non sarà approvata la modifica del regolamento che intanto è stata proposta. Nella lettera di Baron Crespo c'è pero' anche un'importante novità: la proposta ai radicali italiani di associarsi, in una forma da discutere, al gruppo socialista, mettendo in pratica in maniera concreta lo spirito federalista a cui tanto spesso si richiamano. Chi conosce il gruppo socialista europeo dall'interno sa bene che esso "ospita" già molte profonde differenze, che tuttavia convivono proficuamente in nome dei valori caratteristici di forze politiche che mirano alla realizzazione di un'Europa più giusta, moderna, solidale, autenticamente laica e pluralista. Tutti valori e ideali chiaramente condivisi dai radicali italiani, e che potrebbero esprimersi senza alcun ostacolo nel gruppo del PSE, assai meglio che in una innaturale unione ("tecnica" quanto si vuole) con Le Pen. Dal punto di vista italiano, la vicinanza tra socialisti e radicali è ancora più evidente, sulla base di una storia e di battaglie in gran parte comuni. Al gruppo socialista, del resto, non potrebbe che giovare la presenza di una pattuglia di radicali capaci di far valere con più forza quegli ideali libertari che anche molti deputati socialisti pongono alla base del proprio impegno politico. Non sarebbe dunque il caso, sia da parte del gruppo radicale, sia da parte del gruppo socialista, di prendere molto su serio la proposta di adesione "federale" formulata da Baron Crespo?

GIANNI VATTIMO