| In Parlamento |
![]() | Dichiarazione sulla Relazione annuale 2000 sullo stato del fenomeno droga nell'UE
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10 ottobre 2000
Il punto essenziale su cui il Parlamento aveva insistito nella presentazione del rapporto era quello dell'uso dei dati raccolti dall'Osservatorio allo scopo di decidere, in sede politica, le azioni da intraprendere. Questo implica un lavoro di armonizzazione degli indicatori che mettano ordine tra i dati raccolti dai vari centri nazionali, anch'essi molto eterogenei tra di loro e spesso di attendibilità diversa non facilmente comparabile. Il rapporto di quest'anno, sebbene mostri una nuova consapevolezza del problema, rimane generalmente lontano da questo scopo. Solo in base a una più precisa armonizzazione dei dati provenienti dai vari paesi dell'Unione sarà possibile una valutazione delle politiche sulla droga in termini di costi e benefici da cui soltanto possono venire indicazioni utili per le decisioni dei governi, dell'Unione e del Parlamento.
Sui contenuti del rapporto, alcuni punti particolarmente vanno sottolineati. 1. E' necessaria una esplicita indicazione, che finora manca, delle realtà nazionali carenti sotto il profilo della raccolta dei dati (E' chiaro che se mancano in questo o quel paese strutture capaci di fornire dati attendibili e utili all'Osservatorio, bisogna che ciò sia detto chiaramente e che l'Unione per lo meno raccomandi di porre rimedio alla carenza). 2. Nel rapporto si parla di "pene alternative al carcere" nella lotta contro la droga. E' chiaro dunque, e va sottolineato e stigmatizzato, che in molti paesi dell'Unione il carcere continua ad essere uno dei mezzi per sanzionare l'uso di sostanze stupefacenti. L'Unione dovrebbe dire chiaramente che il carcere è sempre controproducente, e deve essere riservato solo agli spacciatori o agli autori di reati gravi, non certo ai consumatori di droghe. (Anche i reati di vario tipo "legati" alla droga sono ovviamente condizionati, o senz'altro determinati' dal proibizionismo e dalla criminalizzazione). 3. Il rapporto fornisce poi una serie di dati statistici sui trattamenti terapeutici delle tossicodipendenze. (Qui compaiono anche statistiche su persone che ricorrono a trattamenti terapeutici per disintossicarsi dalla cannabis. Un dato che appare poco verosimile, posta la scarsa o nulla dannosità di questa "droga"). Sui trattamenti terapeutici sarebbe pero' importante che l'Osservatorio si impegnasse di più anche nella descrizione e nella valutazione di metodi e farmacologie.
In non poche realtà europee le comunità terapeutiche, che spesso sono anche un business, sono soggette a pochi controlli, affidate non di rado a gruppi di volontari spiritualmente motivati ma della cui competenza specifica si hanno spesso poche notizie. E' possibile saperne di più?
GIANNI VATTIMO
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