In Parlamento

Intervento contro la pena di morte


Strasburgo - Sessione plenaria


6 luglio 2000


Signor Presidente, credo sia quasi inutile sottolineare l'importanza di un voto con cui il Parlamento europeo chiede ancora una volta la sospensione di una condanna a morte negli Stati Uniti, e più in generale l'abolizione di questo residuo di leggi barbariche in quel Paese e in ogni altro paese del mondo. Non ci devono scoraggiare in questa azione né la difficoltà dell'impresa, né gli insuccessi finora registrati, né, sopratutto, la più insidiosa obiezione secondo cui bisogna rispettare le tradizioni culturali e giuridiche di ciascun paese, radicate in convinzioni condivise spesso anche intrise di un profondo spirito religioso. Le differenze delle tradizioni etiche, culturali, religiose, non possono valere più della vita umana, che è condizione di ogni cultura e di ogni sistema di valori spirituali. Tanto più ci scandalizzano queste esecuzioni, quanto più ci sentiamo accomunati agli Stati Uniti dalla fede nelle istituzioni democratiche e nella possibilità di convivenza fra etnie e gruppi sociali diversi. La nostra preoccupazione è anche motivata dal fatto, sottolineato nella proposta di risoluzione oggi in discussione, che abbastanza spesso, a condanna eseguita, certe sentenze capitali si sono rivelate sbagliate. Non possiamo non ricordare qui che l'uguaglianza davanti alla legge, negli Stati Uniti come in molti nostri paesi, è gravemente limitata dall'impossibilità economica di assicurarsi avvocati davvero capaci; l'ingiustiza in questo caso assume proporzioni mostruose, sia perché la pena di morte è comunque una violazione di elementari diritti umani, sia perché spesso viene comminata a degli innocenti solo a causa della loro condizione di povertà ed esclusione. In considerazione di tutto questo, chiediamo con forza al Consiglio di far senire la propria voce affinché si giunga per lo meno a una moratoria immediata delle esecuzioni, in Texas e negli altri Stati americani che ancora conservano la pena capitale nei loro codici.

GIANNI VATTIMO