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![]() | "Una situazione pericolosa"Per il pluralismo dell'informazione in Italia
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(Cura e traduzione di Mario Cedrini)
Nella sua risoluzione del 5 luglio 2001 sulla situazione dei diritti fondamentali nell'Unione Europea, il Parlamento europeo ha raccomandato la creazione di un gruppo di esperti (EU Network of Independent Experts in Fundamental Rights, CFR-CDF) composto da giuristi e autorità in materia di diritti umani provenienti da ciascuno degli Stati membri, con l'obiettivo di assicurare un livello elevato di expertise al Parlamento stesso e permettendo in tal modo il monitoraggio del rispetto dei diritti stabiliti nella Carta Europea dei Diritti Fondamentali. Il gruppo è stato istituito dalla Commissione europea nel settembre 2002, con il compito di stilare annualmente un rapporto sulla situazione dei diritti fondamentali nell'Unione Europea e di fornire pareri pienamente indipendenti alle istituzioni comunitarie sull'implementazione dei diritti della Carta. I giudizi espressi dal gruppo non possono essere attribuiti alla Commissione o al Parlamento.
Il primo rapporto del Gruppo è stato presentato nel marzo 2003, con il titolo Report on the Situation of Fundamental Rights in the European Union and its Member States in 2002. Il documento è consultabile on-line alla pagina
http://www.statewatch.org/news/2003/apr/CFR-CDF.2002.report.en.pdf
L'Articolo 11 della Carta Europea dei Diritti Fondamentali, intitolato "Libertà di espressione e d'informazione" recita:
"1. Ogni individuo ha diritto alla libertà di espressione. Tale diritto include la libertà di opinione e la libertà di ricevere o di comunicare informazioni o idee senza che vi possa essere ingerenza da parte delle autorità pubbliche e senza limiti di frontiera. In merito all'art. 11 della Carta, il rapporto del Gruppo segnala che "negli stati membri dell'Unione Europea, la principale minaccia alla libertà di espressione risiede, specialmente in Italia, nell'eccessiva concentrazione dei media, che potrebbe compromettere il pluralismo dell'informazione fornita al pubblico".
Qui di seguito è resa disponibile la traduzione del paragrafo del rapporto dedicato alla concentrazione dei media e al pluralismo dell'informazione nel contesto italiano.
Si veda inoltre, in merito, il contributo di "Articolo 21 Liberi di..."
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Concentrazione dei media e pluralismo dell'informazione
Da quando il Sig. Berlusconi è salito al potere in Italia in qualità di capo del governo, si è creata una situazione pericolosa in termini di concentrazione del potere sulle radio e le televisioni a livello nazionale, che non è ostacolata da nessuna regolamentazione sul conflitto d'interessi[1]. Tale situazione è stata criticata dall'Assemblea Parlamentare del Consiglio d'Europa [2]. Essa impedisce qualsiasi tentativo di riforma del settore dei media. Il 25 settembre 2002, il governo italiano ha sottoposto al Parlamento un decreto sulle trasmissioni radiofoniche e televisive a livello nazionale e regionale. Lo scopo del decreto è di riformare e armonizzare la legislazione in quest'area. Esso accorda al governo il potere di stabilire un codice per la radio e la televisione in accordo con i criteri indicati nello stesso atto. Definisce i doveri di radio e televisione in quanto pubblici servizi, e stabilisce un programma di riforma per la RAI. Nell'audizione tenuta il 3 dicembre 2002 presso le Commissioni Cultura e Comunicazione della Camera dei Deputati, la Federazione della Stampa italiana ha sottolineato che, nonostante i principi base che caratterizzano la riforma proposta nel decreto siano lodevoli, non potrebbero essere applicati sino a quando il problema del conflitto d'interessi da parte del capo del governo non fosse risolto.
Il problema della mancanza di pluralismo nei media audiovisivi è stato indirettamente trattato dalla Corte Costituzionale[3]. In una sentenza del 20 novembre 2002, n. 466, la Corte ha stabilito che i provvedimenti legislativi che non determinino un limite temporale fisso e non estendibile per il regime transitorio che gestisce la distribuzione delle frequenze per le trasmissioni analogiche terrestri sono incompatibili con la Costituzione. Considerando che "la formazione dell'attuale sistema italiano di trasmissioni nazionali private ha avuto origine in una situazione di occupazione di fatto delle frequenze (uso non autorizzato delle installazioni, oltre ogni logica di crescita del pluralismo nella creazione e distribuzione delle frequenze)", la Corte ha osservato che la legittimazione ex post della situazione che si è venuta a creare de facto "non garantisce l'implementazione dei principi di pluralismo esterno dell'informazione, che rappresenta uno degli inevitabili vincoli che emergono dai precedenti giudizi di costituzionalità in materia". Al contraio, afferma "la necessità di assicurare l'accesso al sistema di trasmissioni mediatiche per il maggior numero possibile di voci differenti" (sentenza n. 112/93) e sottolinea "l'insufficienza della sola interazione tra un polo pubblico e un polo privato per soddisfare i requisiti collegati al diritto d'informazione (sentenza n. 826/88 e 155/02)". Questa sentenza implica che i programmi del terzo canale televisivo del gruppo privato Mediaset, attualmente trasmesso con frequenze analogiche, devono essere trasmessi tramite fibre ottiche o satelliti dal 1 gennaio 2004 al fine di liberare le frequenze terrestri e dare accesso a tali frequenze ad altri trasmettitori.
All'inizio del 2003, sulla base di un'analisi sull'allocazione dei fondi (pubblicità) nel settore televisivo negli anni 1998-2000, il Consiglio dell'Autorità dei Garanti nelle Comunicazioni ha aperto un'inchiesta giudiziaria su RAI e Mediaset per stabilire se le due aziende non avessero ecceduto i limiti superiori stabiliti dalla Legge n. 249/97 sull'allocazione dei fondi.
Infine, non si dovrebbe tralasciare di fare un resoconto delle violazioni della libertà di stampa registrate in alcune situazioni individuali, come denunciato dai Giornalisti Senza Frontiere. Stefano Surace, 69 anni, ex editore, negli anni '60, del giornale non conformista "Le Ore", condannato nel 1963 e nel 1967 per oltraggio e pubblicazioni oscene, è stato tratto in carcere nel periodo compreso tra il dicembre del 2001 e l'agosto 2002, e da allora posto agli arresti domiciliari. Il senatore di Forza Italia Raffaele Jannuzzi è stato condannato a due anni e mezzo di prigione per calunnia, in qualità di editore del quotidiano "Il Giornale di Napoli", per degli articoli apparsi tra il 1987 e il 1993. Nell'autunno del 2002, le trasmissioni di due giornalisti, Michele Santoro ed Enzo Biagi, che in passato avevano criticato l'attuale capo del governo, sono state ritirate dal palinsesto della RAI.
Note al testo
[1] Il rapporto 2002 dei Giornalisti Senza Frontiere sulla libertà di stampa piazza l'Italia in ventesima posizione, al fondo della classifica dei paesi dell'Unione Europea, ed esprime la sua preoccupazione per il fatto che il capo del governo italiano possiede, attraverso una holding, tre canali nazionali privati e controlla di conseguenza i servizi di televisione e radio pubblici. | |