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L'esempio italiano

Riflessioni sulla situazione dei media italiani in vista del semestre di presidenza


Bruxelles, 19 giugno 2003

Mentre sta per cominciare il semestre italiano in Europa Articolo 21 si fa sentire anche a Bruxelles; non per una particolare malignità, per rovinare la festa al Cavaliere. Ma perché proprio in questi giorni si è irrigidita ulteriormenete in Italia la presa del capo del governo sui media, con le dimissioni imposte al direttore del Corriere della Sera, a cui l'intera categoria dei giornalisti italiani ha reagito con uno sciopero. Ed è di queste ultime settimane la relazione di "Reporters sans Frontières", dove l'Italia è classificata al quarantesimo posto tra i più di cento paesi "scrutinati" sulla libertà dell'informazione. Dunque, l'iniziativa di Articolo 21, che chiede all'Europa un intervento per verificare se la libertà di stampa in Italia sia o no conforme ai criteri che l'Unione applica anche nel valutare le domande di nuove adesioni, ha ampie motivazioni oggettive che ne giustificano l'urgenza. Certo, che la richiesta coincida con l'inizio della presidenza euopea dell'Italia non puo' non avere anche il senso di richiamare l'Unione al rischio che l'esempio (cattivo) italiano finisca per produrre conseguenze negative sugli altri paesi. E' di questi giorni una lettera dei giornalisti romeni, che sottolinea appunto il peso negativo che la tolleranza italiana verso le gravi limitazioni della libertà di stampa e di informazione riveste anche per la Romania, alla quale si chiede di garantire meglio questa libertà - una richiesta che, rivolta da Berlusconi in quanto presidente di turno dell'Unione non puo' che avere un suono grottesco, risultare una vera e propria presa in giro.
In ogni caso, il Parlamento europeo, tra le istituzioni dell'Unione, è sicuramente il piu' sensibile alla tematica della libertà di informazione; non solo socialisti e liberali, ma anche un buon numero di popolari non infettati dal morbo berlusconiano concordano nel trovare intollerabile quel che succede in Italia sotto questo punto di vista. Va bene, si dirà, ma il Parlamento è pur sempre quello che conta meno, rispetto a Commissione e Consiglio; forse dobbiamo nutrire poche speranze che il problema sia messo all'ordine del giorno durante la Presidenza italiana. Non è detto; e comunque, se anche su questo punto, e anche in Europa, Berlusconi farà prevalere i propri interessi privati su quelli delle istituzioni, ci sarà almeno un altro significativo elemento perché i partner europei valutino con la dovuta serietà il caso italiano; prendendo atto che forse anche loro, prima o poi (Germania,Kirch; Gran Bretagna, Murdoch), rischiano di trovarsi in condizioni analoghe, e che sarebbe ora dunque di prevenire la diffusione dell'infezione.

GIANNI VATTIMO


Si vedano, in merito, i seguenti documenti apparsi precedentemente sul sito:

Comunicato stampa "Il pluralismo dell'informazione e il caso Italia". Vattimo: ecco perché non voto il rapporto della Commissione cultura. UE: VATTIMO LASCIA AULA, DA ITALIANO MI VERGOGNO PER TV. PRIMA PROTESTA OPPOSIZIONE IN VISTA SEMESTRE PRESIDENZA ITALIA (ANSA).

Comunicato di Gianni Vattimo (a nome della delegazione DS al Parlamento europeo) sulla politica e i mezzi d'informazione.

"Il caso Italia", incontro con Michele Santoro, martedì 17 giugno, Bruxelles.

Comunicato Stampa dell'associazione "Articolo 21 liberi di..." sull'iniziativa di giovedì 8 maggio 2003: a Bruxelles una delegazione dell'Associazione "Articolo 21 Liberi di..." ha illustrato ai parlamentari europei dell'Ulivo la richiesta di procedura d'infrazione per violazione del diritto alla libertà e al pluralismo dell'informazione nei confronti dell'Italia e presentata alla Commissione europea. Il documento contiene il testo della lettera fatta pervenire dall'associazione alle istituzioni europee.

Rapporto del gruppo di esperti europei (EU Network of Independent Experts in Fundamental Rights, CFR-CDF) sul pluralismo dell'informazione in Italia: "Una situazione pericolosa".