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L'Europa della cultura


di Giuseppe Iannantuono
Da "Avvenimenti", agosto 2003




L'allargamento dell'Europa verso i paesi dell'Est va di pari passo con il richiamo ai valori e alle identità comuni. I programmi sponsorizzati dalle Istituzioni europee per realizzare questo fondo unitario riguardano uno spettro di iniziative che seguono il principio della comunitarizzazione delle esperienze culturali. I piani di intervento si articolano su vari livelli: la formazione, la scuola, i beni culturali, competizioni sportive, elezioni di città a capitali della cultura che è una sorta di pubblicità. I programmi sono conosciuti con i nomi di progetto erasmus, socrates, leonardo, e così via. Che la cultura in generale sia uno dei pilastri più importanti per l'unificazione di un'Europa ancora soggetta alle leggi nazionali è una consapevolezza condivisa dalla maggior parte dei politici che lavorano a Bruxelles. E' in questa idea che si radica uno degli slogan più riusciti per il loro effetto politico, secondo il quale all'Europa unita economicamente bisogna far seguire un'Europa dei cittadini e delle culture. Tuttavia il gioco non è così semplice e lineare poiché all'idea non seguono concretamente i fatti.

Una rapida lettura delle voci del budget che annualmente il Parlamento europeo vota in assise plenaria ci si accorge che quella dedicata alla cultura è la più maltrattata. Ai finanziamenti più o meno istituzionalizzati e versati per mantenere in vita gli scambi linguistici e formativi degli studenti e lavoratori europei per il resto ci si confronta solo con lunghi discorsi di cosa si potrebbe fare e non si fa. Si potrebbe addirittura, prendendo in prestito un'espressione dall'archivio della filosofia, affermare che ci si trova davanti a semplici petizioni di principio e a nient'altro. L'esempio di rito lo ritraiamo dall'audizione che il ministro Urbani ha tenuto a Bruxelles qualche settimana fa in nome della presidenza italiana dell'Unione europea. I progetti messi in cantiere dal Ministro Urbani per il semestre italiano hanno la peculiarità di essere a costi zero per le finanze europee. Un'osservazione data in pasto ai parlamentari con un pizzico di malizia e di orgoglio senza tener conto delle reazioni di stupore e di incredulità che salivano dai loro banchi. Quando il Ministro parla di progetti in realtà si tratta di mettere in pratica una specie di enciclopedia dei beni culturali che specificano l'Europa rispetto alle altre parti del mondo. Si vuole costruire una sorta di galleria delle opere artistiche europee da pubblicizzare on-line, cioè, un portale europeo che contenga tutto quello che ha caratterizzato la produzione artistica europea e che possa essere oggetto di identificazione per i cittadini europei. Un programma che ha il merito di esplicitare la linea che già segue l'Europa e che consiste nel volgere lo sguardo all'esistente e talvolta al passato piuttosto che alla progettualità del futuro.

Per dovere di cronaca bisogna comunque osservare che c'è un campo culturale su cui cadono investimenti sostanziosi ed è quello dell'audiovisivo e della televisione senza frontiere. Il settore dell'audiovisivo è un soggetto economico su cui si appuntano anche fondamentali ragioni politiche, portate avanti da gruppi di pressione più o meno istituzionalizzati, quali le regioni autonome ed enti locali che temono di veder scomparire, con il dominio dei programmi globalizzati, le diversità culturali legate alle culture e alle lingue regionali. Inoltre, un settore che come possiamo immaginare è economicamente redditizio per gli investitori e ha una ricaduta importante anche per l'Italia. Si tratta appunto di un settore che l'Europa vuole difendere, proteggere e sviluppare direttamente in concorrenza con gli Stati Uniti, il Brasile e l'India. Paesi con una forte e competitiva produzione audiovisiva, i quali chiedono all'Unione europea la piena e totale liberalizzazione del mercato.

Per contrastare il dominio effettivo delle produzioni extraeuropee i paesi membri dell'Unione hanno promosso una politica di sostegno alle realizzazioni locali infischiandosene completamente delle leggi del libero mercato sponsorizzate dall'Organizzazione mondiale del commercio. L'Italia vuole fare la sua parte in questo settore considerato strategico dall'Unione europea e per voce di Urbani ha proposto un concreto piano d'azione che consiste nel chiudere le trattative al Consiglio europeo dei Ministri sulla televisione senza frontiere e nel creare una banca dati delle produzioni europee - una specie di certificato doc. - incrementando i finanziamenti necessari ad estendere i programmi Media-Plus e Media-formazione anche ai paesi in procinto di entrare in Europa. Ciò che regge questo interesse profondo per la produzione audiovisiva è l'idea basilare comune a tutti i paesi membri dell'Unione che la formazione e l'educazione passa, per la stragrande maggioranza della popolazione, attraverso gli schermi della televisione. E più di altri ne è consapevole il Presidente Berlusconi che sulla televisione ha costruito un impero mediatico e un'organizzazione del consenso dell'opinione pubblica che non ha pari in Europa. Per questo motivo la proposta italiana si specifica nel concreto con il progetto di sviluppare una televisione digitale terrestre, la quale dovrebbe svolgere tutte le funzioni che ora sono svolte dal computer con Internet. Tuttavia, descritta come un'occasione rivoluzionaria poiché rivolta ai ceti sociali che per ragioni d'istruzione non possiedono gli strumenti per navigare in Internet, la televisione digitale terrestre, che trasmettendo via etere sarebbe a disposizione di tutti, potrebbe produrre l'effetto di ampliare il dominio mediatico ed informativo di Berlusconi. Questo anche se gli spazi per le trasmissioni saranno assegnati secondo gare d'appalto aperte a tutti. Ma sappiamo bene quanto esse siano determinate da giochi politici ed economici che normalmente favoriscono chi già si trova nel settore con una forza finanziaria fortemente persuasiva.

Quindi ha quasi dell'incredulità la semplicità di spirito con cui il portavoce italiano, nella fattispecie si tratta del sottosegretario alle telecomunicazioni Innocenzi, invitato a Bruxelles in coppia con il Ministro Urbani per riferire sulle iniziative italiane durante il semestre europeo, ha affermato, in risposta alle preoccupazioni di alcuni deputati in merito all'anomalia italiana sul monopolio dell'informazione, che lo sviluppo della televisione digitale terrestre sarà l'arma che spunterà definitivamente la questione del conflitto di interessi che tanto disturba e innervosisce il Presidente Berlusconi. Come? Attraverso l'arrivo di nuovi gestori nelle produzioni della televisione digitale terrestre. La favola di un mercato delle telecomunicazioni libero dall'accentramento nelle mani di un solo uomo che è commercializzata in Italia dai media padronali rischia di scatenare, almeno per il momento, in Europa soprattutto derisione e sarcasmo. Per finire sull'Europa e la cultura in termini meno problematici ma non meno polemici, possiamo fornire un'annotazione significativa, anche per i non addetti ai lavori, che descrive bene il ruolo secondario svolto dalla cultura. Scorrendo le voci del budget dell'Unione europea, che si aggira sui 100 miliardi di euro, si legge che mentre il 45% serve per finanziare il mercato agricolo comune e il 25% per la categoria 2 che riguarda i fondi strutturali e di coesione, alla categoria 3, invece, denominata curiosamente spese non obbligatorie è riservato solo il 4/5%. Una cifra irrisoria che deve essere suddivisa, a sua volta, tra capitoli di spesa che vanno dalla cultura all'educazione, dalla formazione allo sport, da progetti sociali a programmi di azioni pubblicitarie e mediatiche.