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Idee contro la pirateria artistica

di Giuseppe Iannantuono

(Bruxelles, 23 marzo 2002)





La Commissione Cultura del Parlamento Europeo ha affrontato il fenomeno della pirateria delle opere culturali con l'ampiezza e la problematicità che il caso richiede, visto che il problema tocca non solo la musica, le videocassette, i libri ma l'intera produzione culturale. Una lunga maratona di interventi che hanno segnalato da diversi punti di vista la necessità di prevenire con misure adeguate il pericolo di indebolimento dell'attività artistica sia creando un Osservatorio per raccogliere gli elementi specifici e comuni del fenomeno sia elaborando un complesso di norme giuridiche per mettere in atto una politica di difesa della proprietà intellettuale. Un problema che riguarda non tanto le grandi produzioni, favorite da cospicui finanziamenti, quanto la produzione individuale o minore, che non regge la concorrenza pirata, con il rischio connesso di una desertificazione delle specificità e diversità culturali.

Come giustamente è stato messo in rilievo il fenomeno della pirateria è solo una faccia di un problema molto più complesso e globale, che riguarda in profondità le scelte e i progetti culturali dell'Europa. A partire dalla scelta della Commissione Europea di finanziare i grandi progetti lasciando privi di sostegno economico le voci e le produzioni maggiormente legate alla dimensione locale e territoriale. Un aspetto non secondario in una situazione di mondializzazione della cultura dominata da una concorrenza senza frontiere e senza regole. Da più parti è giunto l'invito, di fronte al processo di allargamento prossimo, di promuovere una direttiva allo scopo di limitare i pericoli di assuefazione culturale e di monopolio e concentrazione del potere mediatico, perché come ha messo in evidenza Rocard, i servizi collettivi, e la cultura lo è in primis, non possono e non devono assoggettarsi ai meccanismi dell'economia del mercato ma devono essere al centro di una attenzione particolare, con regole diverse da quelle più prettamente concorrenziali. Ciò non significa protezionismo statale bensì capire che la produzione culturale è un diritto e un bisogno che riguarda la dignità e la libertà della persona.

Dunque, una battaglia di diritti e di democrazia contro il rischio reale di impoverimento dell'espressione umana implicito nel dominio sempre più forte e determinante dei grandi cartelli che concentrano in poche mani i mezzi di produzione artistica. Se è pienamente condivisibile la preoccupazione principale di tutti i partecipanti riassunta nella volontà di rafforzare la produzione audiovisiva dell'Europa e di tutelare e proteggere la produzione intellettuale europea dal ladrocinio sistematico operato nei suoi confronti dalla pirateria delle grandi associazioni a delinquere e mafiose, non altrettanto può essere la scarsa attenzione dimostrata nel comprendere il perché dell'esistenza di un mercato pirata così florido.