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![]() | Bush non ispira fiducia
di Paul Krugman
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dall'International Herald Tribune, mercoledì 12 febbraio 2003
(traduzione di Mario Cedrini)
Gli ammiratori del Presidente George Bush spesso descrivono la sua presa di posizione contro Saddam Hussein come "churcilliana". Ma i suoi discorsi sull'Iraq - e, al riguardo, su qualsiasi altra cosa - sono stati sorprendentemente poveri di promesse di sangue, fatiche, lacrime e sudore. E' mai esistito nel passato un leader che combinasse così tanta retorica di guerra con così pochi appelli al sacrificio? Oppure, per metterla un po' diversamente: forse Bush non è disposto, nonostante i suoi duri discorsi, ad ammettere che andare in guerra comporta alcune scelte difficili? Sfortunatamente, ciò si rivelerebbe addirittura troppo coerente con il suo stile di governo. E anche se non se ne sente quasi parlare nei media americani, la mancanza di fiducia nelle doti di Bush - la paura che possa rivelarsi debole negli strascichi della guerra, che non riuscirà a fare ciò che è necessario per ricostruire l'Iraq - è un fattore importante delle crescenti divergenze tra Europa e Stati Uniti. Perché mai gli europei non dovrebbero fidarsi di Bush sul seguito che darà alla guerra all'Iraq? Una ragione è che sono rimasti altamente impressionati da quanto è successo in Afghanistan dopo la guerra. Un'altra è che si sono resi conto che le promesse che l'amministrazione Bush fa quando ha bisogno di alleati militari tendono a diventare inutili una volta cessate le ostilità - chiedete ad esempio al Presidente Pervez Musharraf circa le esportazioni tessili del Pakistan. Ma più generalmente, potrebbero aver notato qualcosa che appare evidente a sempre più persone qui: la coerente assenza di volontà da parte dell'amministrazione Bush di prendersi responsabilità nel risolvere problemi difficili. Quando le cose si fanno difficili, sembra, Bush cambia obiettivo. L'approvazione del bilancio della scorsa settimana ne è un perfetto esempio. La tendenza al deterioramento del bilancio nel lungo periodo fa presagire una catastrofe; a questo punto un disastro fiscale appare inevitabile, dato che tantissimi baby boomers andranno in pensione simultaneamente. Bisogna riconsiderare i tagli alle imposte? Bush dovrebbe rivelare agli americani come intende tagliare Social Security e Medicare? La Casa Bianca prospetta una soluzione più facile. Primo, ha convenientemente deciso che i deficit di bilancio, dopo tutto, non sono un dramma. Secondo, ha smesso di operare previsioni di lungo periodo, e ora si limita a considerare i prossimi cinque anni. E persino queste previsioni non tengono conto dei costi di una eventuale guerra all'Iraq. Cosa che ci riporta alla guerra. Bush sembrerebbe guardare a Saddam Hussein come a una facile preda; crede ai consiglieri che gli dicono che una guerra all'Iraq sarà facile e veloce - un paio di giorni di shock e sgomento, seguiti da una parata per la vittoria. Forse. Ma anche se andasse così, questo governo è pronto per il lungo, difficile, verosimilmente sanguinoso compito di ricostruire l'Iraq? Gli europei credono di no. E infatti vedono nell'ossessione di Bush di invadere l'Iraq una ragione del perché non bisogna avere fiducia nella sua volontà di affrontare i problemi del dopo. Negli Stati Uniti si ritiene assiomatico il fatto che l'America sia un paese che affronta davvero i malfattori, mentre quei mocciosi vecchi europei non ne hanno la forza. E i commentatori statunitensi, con poche eccezioni, descrivono Bush come un leader determinato che affronta davvero i problemi. Lasciando da parte la retorica del giocatore che fa un gioco pesante, quest'immagine sembra basarsi sul seguente piano d'azione - anziché sulla politica: (1) la cacciata dei Talebani; (2) ... suggerimenti per il 2? Intanto, ecco come tutto ciò viene visto a Parigi: la Francia era disposta al rischio di usare truppe di terra - e di perdere un certo numero di soldati - nell'ex Jugoslavia; noi no. Questi americani, sono molto coraggiosi quando si tratta di sganciare bombe da 10.000 metri di altezza, ma si aspettano che altri puliscano i pasticci che hanno fatto, no? E i funzionari francesi non fanno segreto del fatto di credere che Bush voglia invadere l'Iraq non perché sia sinceramente convinto che Saddam Hussein sia una minaccia, ma perché in una guerra convenzionale riporterebbe certamente una facile vittoria; che non appare così facile per il duro compito di stanare terroristi senza stato. Non dico che abbiano ragione; non ho idea di quello che Bush realmente pensa. Ma si può capire il loro punto di vista. Nei prossimi giorni, quando il confronto diplomatico tra l'amministrazione Bush e gli europei s'intensificherà, ricordate questo: vista dall'esterno, l'America di Bush non sembra un regime sulle cui promesse si può fare affidamento.
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