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![]() | Emendamento Cossutta-Vattimo alla relazione Morillon
(Progetto di risoluzione sulla nuova architettura europea di sicurezza e difesa – priorità e lacune)
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prima del paragrafo 1, inserire: -1 ritiene che l'Unione europea debba ripudiare la guerra quale strumento di risoluzione delle controversie internazionali before paragraph 1 : -1 demand that European Union must reject war as an instruments to solve internationals controversies paragraphe 1, avant ce paragraphe insérer le suivant: -1 demande que l'Union Européen doit répudier la guerre en tant que instrument de résolution de différends internationaux PARLAMENTO EUROPEO 1999-2004 Commissione per gli affari esteri, i diritti dell'uomo, la sicurezza comune e la politica di difesa PROVVISORIO 2002/2165(INI) 5 febbraio 2003 PROGETTO DI RELAZIONE sulla nuova architettura europea di sicurezza e difesa - priorità e lacune (2002/2165(INI)) Relatore: Philippe Morillon
Il Parlamento europeo, - viste le sue risoluzioni del 30 novembre 2000 sullo sviluppo della politica europea comune in materia di sicurezza e di difesa dell'Unione europea dopo Colonia e Helsinki [ - viste le sue risoluzioni del 10 aprile 2002 sull'attuale situazione della politica europea di sicurezza e di difesa (PESD) e le relazioni tra l'UE e la NATO e sulle industrie europee della difesa [P5_TA(2002)0171 e P5_TA(2002)0172], - vista la sua risoluzione del 15 maggio 2002 sul potenziamento delle relazioni transatlantiche [P5_TA(2002)0243], - vista la sua risoluzione del 26 settembre 2002 sui progressi realizzati nell'attuazione della politica estera e di sicurezza comune [P5_TA(2002)0451], - vista la dichiarazione del 21 novembre 2002 dei capi di Stato e di governo dell'Alleanza atlantica al vertice di Praga, - viste le relazioni finali del gruppo di lavoro VII "Azione esterna" e del gruppo di lavoro VIII "Difesa" della Convenzione europea del 16 dicembre 2002 - CONV 459/02 e CONV 461/02, - visto l'articolo 163 del suo regolamento, - vista la relazione della commissione per gli affari esteri, i diritti dell'uomo, la sicurezza comune e la politica di difesa (A5-0000/2003),
A. rammentando che scopo della politica estera e di sicurezza dell'Unione europea è preservare la pace, prevenire i conflitti e rafforzare la sicurezza internazionale, conformemente ai principi della Carta delle Nazioni Unite, B. partendo da un concetto più ampio della sicurezza che va oltre agli aspetti meramente militari e comprende la sicurezza non solo degli Stati, ma anche dei cittadini, C. rammentando che la PESD è stata concepita, in occasione del vertice di Helsinki nel 1999, per dotare l'Unione europea di una capacità militare che rafforzi la credibilità dei suoi obiettivi in materia di politica estera e creare la possibilità di lanciare e condurre operazioni militari sotto la direzione dell'Unione europea in risposta a crisi internazionali, D. affermando che le operazioni di gestione dei conflitti condotte dall'Unione europea devono essere basate su soluzioni multinazionali e rispettare il diritto internazionale, E. essendo convinto del fatto che, nonostante l'attuale inadeguatezza delle leggi di guerra alla nuova situazione internazionale in cui le popolazioni civili sono le principali vittime dei conflitti, sia opportuno affidare alle Nazioni Unite il compito di definire questo diritto internazionale ogniqualvolta sia ipotizzata un'operazione multinazionale di carattere umanitario o preventivo, F. affermando che la prevenzione delle crisi deve essere il principio guida di qualsiasi politica estera, di sicurezza e di difesa dell'Unione europea, ma riconoscendo che l'Unione europea deve disporre di soluzioni militari per la gestione e la risoluzione delle crisi, G. rammentando che la PESD è limitata fino a questo momento alle missioni di Petersberg, che comprendono le operazioni umanitarie e di soccorso, le attività di mantenimento della pace e le missioni di unità di combattimento nella gestione delle crisi, ivi comprese le missioni tese al ristabilimento della pace, mentre l'articolo V del trattato NATO fa riferimento alla difesa collettiva, H. condividendo il parere che gli avvenimenti dell'11 settembre hanno evidenziato non solo il desiderio di estendere la pace e la stabilità al di fuori dell'Unione, ma anche la necessità di garantire la sicurezza all'interno della stessa, I. sottolineando il fatto che non vi debbono essere livelli diversi di sicurezza nel territorio dell'Unione europea, J. prendendo atto del fatto che la guerra in Afghanistan ha rivelato l'esistenza di importanti disparità in materia di capacità militare e di tecnologia tra l'Europa e gli Stati Uniti, che potrebbero compromettere le relazioni transatlantiche, a meno che siano adottate misure al riguardo, K. evidenziando che uno dei principali ostacoli all'ammodernamento e alla trasformazione delle forze europee perché possano raccogliere efficacemente le sfide del XXI secolo è rappresentato dal finanziamento nonché dai doppioni e dalla dispersione che caratterizzano la produzione e la fornitura di armi, il aumenta il rischio di una mancanza di interoperabilità tra gli eserciti, L. essendo convinto del fatto che il lancio di un'operazione militare, di qualunque tipo essa sia, a nome dell'Unione europea richieda un altissimo livello di legittimità democratica e di sostegno da parte dell'opinione pubblica, Obiettivi e principi 1. ritiene che lo sviluppo di una vera e propria politica europea di sicurezza e di difesa (PESD) sia parte integrante della PESC e costituisca un contributo efficace alla credibilità dell'Unione europea sulla scena internazionale che le consentirebbe di difendere i suoi obiettivi e i suoi valori e di contribuire alla pace e alla stabilità nel mondo, conformemente ai principi della Carta delle Nazioni Unite e del diritto internazionale; 2. ritiene che solo un'Unione che disponga di una vasta gamma di strumenti di gestione delle crisi, comprese capacità militari efficaci e in grado di garantire l'interoperabilità continuerà ad essere un partner affidabile nelle relazioni transatlantiche; 3. ritiene che solo se la politica estera e di sicurezza dell'Unione si basa su capacità militari credibili l'Europa sarà in grado di esercitare la sua influenza sulle situazioni di tensione e di conflitto per difendere i suoi valori e far valere i suoi interessi; Il nuovo contesto internazionale in materia di sicurezza 4. sottolinea che, dopo l'11 settembre 2001, la situazione in materia di sicurezza è caratterizzata da un'insicurezza crescente, con nuovi rischi e nuove minacce ai quali nessuno degli Stati membri dell'Unione è capace di far fronte da solo; 5. ritiene che i Balcani, il Medio Oriente, la regione del Caucaso, l'Asia centrale e l'Africa del Nord continueranno ad essere zone potenziali di instabilità per gli anni a venire; sottolinea ciò nondimeno che, dopo l'11 settembre, il terrorismo è diventato una sfida alla sicurezza internazionale, in particolare quando entità che non sono Stati tentano di acquisire armi di distruzione di massa; 6. riconosce che la lotta contro il terrorismo non solo ha reso obsoleta la nozione di limiti geografici per gli impegni militari, ma ha altresì confuso la distinzione tradizionale operata tra politica di sicurezza estera e nazionale; 7. si rende conto che questi nuovi rischi sono percepiti in modo diverso dagli Stati Uniti, che sono profondamente scossi dagli attentati terroristici del settembre 2001 e si considerano in stato di guerra, e dall'Europa in cui né gli orrori prodottisi nei Balcani, né gli attentati terroristici a New York, a Washington, a Bali, in Kenya e altrove non hanno avuto lo stesso impatto sull'opinione pubblica; 8. ritiene pertanto che spetti ai responsabili europei informare l'opinione pubblica sui conflitti in corso e sulle minacce reali, con gravità e chiarezza, tanto più che il 71% dei cittadini dell'Unione europea si dichiara favorevole a una politica comune di sicurezza e di difesa; 9. sottolinea l'importanza della nuova dimensione delle minacce, connesse con il terrorismo e la proliferazione delle armi di distruzione di massa, anche per la protezione delle popolazioni civili e delle istituzioni democratiche nell'Unione europea; Missioni e operazioni 10. ritiene che le missioni di Petersberg dovrebbero essere oggetto di una revisione ed essere estese ad altri compiti che comprendano il ricorso alle risorse militari, quali la prevenzione dei conflitti, le operazioni congiunte di disarmo, la consulenza e l'assistenza militare, la stabilizzazione dopo i conflitti e il sostegno alle autorità di paesi terzi nella lotta contro il terrorismo, il che deve indurre l'Unione europea a prevedere diversi tipi di interventi di vari livelli di intensità; 11. sottolinea il carattere civile e militare di numerose missioni di Petersberg e si compiace della missione di polizia dell'Unione europea in Bosna-Erzegovina, che segna una tappa importante nella messa alla prova delle capacità civili della PESD; deplora ciò nondimeno il fatto che il Parlamento non sia stato formalmente consultato su questa azione comune pur avendone approvato il finanziamento; 12. apporta il suo sostengo alla decisione adottata dall'Unione europea di farsi carico dell'operazione "Allied Harmony" della NATO in Macedonia e all'intenzione di garantire il comando della SFOR in Bosnia-Erzegovina; invita la Presidenza e l'Alto rappresentante a informare, in modo confidenziale, gli organi competenti del Parlamento su queste missioni, in particolare per quanto riguarda il mandato e le capacità necessarie, compresi l'eventuale accesso alle strutture della NATO e le incidenze finanziarie; 13. prende atto con interesse delle deliberazioni relative alla trasformazione della missione ISAF in Afghanistan in un'operazione della NATO sotto il comando europeo che costituirebbe un importante precedente per un'operazione di mutuo rafforzamento NATO-UE, nella misura in cui l'Unione europea è uno dei principali donatori per la ricostruzione di questo paese e la maggior parte delle forze ISAF dispiegate in questo paese sono europee; 14. è convinto che, a lungo termine, l'Alleanza atlantica sarà preservata solo per mezzo dell'introduzione di una vera e propria identità europea di difesa e ritiene che, a tal fine, l'Europa debba fissarsi come obiettivo a medio termine quello di sostenere, con una flotta europea o addirittura euromediterranea, la sesta flotta americana nel Mediterraneo fino ad arrivare eventualmente a sostituirsi ad essa, se gli americano lo chiedessero; Capacità e armamenti 15. ritiene che lo sviluppo della PESD non sarà possibile senza il potenziamento delle capacità militari disponibili nell'Unione, il che richiederà lo sviluppo di una cultura europea della sicurezza nonché una migliore assegnazione delle risorse e un aumento delle spese per la difesa; 16. ritiene che l'attuazione del piano di azione europeo in materia di capacità, adottato dal Consiglio europeo di Laeken nel dicembre 2001, costituisca una priorità a breve termine per superare i deficit immediati di modo che la forza di reazione rapida possa essere dispiegata e sia operativa quanto prima; 17. raccomanda uno stretto coordinamento tra il piano di azione in materia di capacità dell'Unione europea e l'iniziativa della NATO in materia di capacità per raccogliere le sfide future: trasporto aereo strategico, aerei cisterna, sorveglianza a terra, munizioni guidate con precisione, protezione dalle armi di distruzione di massa, sostegno alle operazioni in corso, ecc., nella misura in cui gli Stati membri europei dispongono solo di una serie di forze da dispiegare nell'ambito della PESD o della NATO; 18. rammenta che una capacità di reazione rapida sarà efficace solo se è basata su una pianificazione anticipata; esorta pertanto il Comitato militare dell'Unione europea a programmare gruppi militari, le loro disposizioni in materia di comando e il loro trasporto, la loro logistica e le loro comunicazioni e a garantirne l'addestramento; 19. auspica a tal fine che l'Unione disponga, fin dal 2004, di una forza di 5.000 uomini mantenuti in stato di allerta permanente per operazioni di carattere umanitario e di salvataggio delle popolazioni minacciate e che sia in grado, entro il 2009, di condurre nei vicini paesi europei un'operazione del livello e dell'intensità del conflitto del Kosovo, in modo autonomo qualora la NATO non dovesse intervenire; 20. esorta gli Stati membri che desiderano approfondire la cooperazione per armonizzare i propri fabbisogni militari a condividere le loro capacità e le loro risorse e a garantire un certo grado di specializzazione nell'ambito dei loro sforzi in materia di difesa; 21. perora la creazione di un meccanismo incaricato di valutare e migliorare gli impegni assunti dagli Stati membri valutando la proporzione dei loro bilanci per la difesa rispetto al PIL e, in particolare, la proporzione del bilancio per la difesa destinata alla ricerca e alle attrezzature nonché la preparazione delle forze, comprese le capacità di dispiegare forze e la loro interoperabilità, compito che potrebbe essere affidato a una futura Agenzia per gli armamenti e la ricerca; 22. chiede che questa agenzia disponga di un bilancio proprio limitato in un primo tempo alla ricerca e allo sviluppo in materia di nuove tecnologie di cui sono note le ripercussioni per l'industria civile; tale bilancio potrebbe essere finanziato a livello dello 0,5% del PIL; 23. ritiene che tale agenzia, destinata altresì a incoraggiare gli Stati membri ad adottare una politica armonizzata degli acquisti e a gestire progetti di cooperazione tra di essi, potrebbe essere basata su forme di cooperazioni esistenti, come l'Organizzazione congiunta per la cooperazione in materia di armamenti (OCCAR [Organisation for Joint Armament Cooperation]) e la Lettera di intenti [LOI, Letter of Intent], e potrebbe essere associata ad altri organi esistenti, come il Gruppo armamenti dell'Europa occidentale (GAEO [Western European Armament Group]); 24. chiede che le modalità pratiche di funzionamento di questa agenzia siano elaborate in consultazione, se non addirittura in codecisione, con il Parlamento europeo; 25. rammenta la sua posizione secondo la quale l'articolo 296 del trattato che istituisce la Comunità europea va rivisto per creare progressivamente un mercato europeo degli armamenti; invita gli Stati membri e i paesi candidati ad applicare il principio delle "preferenze comunitarie" che garantiscono la sicurezza degli approvvigionamenti; Processo decisionale e miglioramenti istituzionali 26. sottolinea il fatto che qualsiasi operazione di gestione delle crisi esige efficacia e coerenza, motivo per cui è favorevole al rafforzamento del ruolo dell'Alto rappresentante che dovrebbe disporre di un diritto di iniziativa in materia di gestione delle crisi e dovrebbe garantire la coerenza tra gli aspetti civili e militari dell'operazione; 27. apporta pertanto il suo sostegno all'introduzione di nuove disposizioni istituzionali destinate a riunire le funzioni dell'Alto rappresentante e del membro della Commissione responsabile delle relazioni esterne in un "Rappresentante esterno dell'Unione europea" che goda del sostegno di un'unità amministrativa unica il cui personale potrebbe in parte essere assunto attingendo alle risorse esistenti nell'UEO; 28. ritiene vitale il coordinamento degli aspetti militari e civili in loco, che potrebbe essere affidato a rappresentanti speciali che agirebbero sotto la responsabilità dell'Alto rappresentante rispettando l'integrità del comando militare; 29. è favorevole a un certa flessibilità nel lancio e nella realizzazione di operazioni di gestione delle crisi, in particolare grazie all'applicazione del principio delle "astensioni costruttive", che faciliterebbe la flessibilità del processo decisionale e dell'azione e renderebbe altresì possibili le "coalizioni di volontà" nelle strutture istituzionali dell'Unione; 30. ritiene che il futuro trattato istituzionale dovrebbe creare una cooperazione specifica in materia di difesa per mezzo della quale gli Stati che desidererebbero impegnarsi a livello militare e sarebbero in grado di farlo deciderebbero tra di loro di sviluppare un'"Unione europea di difesa e di sicurezza" incaricata nel contempo di condurre operazioni di gestione delle crisi e di prepararle; 31. riconosce che il lancio di operazioni, sia civili che militari, richiederebbe un rapido accesso al finanziamento comunitario; basandosi sulle esperienze positive connesse con il meccanismo di reazione rapida per le operazioni a carattere civile, è favorevole all'idea di un fondo di avviamento per le operazioni militari di gestione delle crisi nell'ambito del bilancio PESC (e non già di un bilancio sussidiario separato direttamente finanziato dai contributi degli Stati membri); 32. conferma la sua posizione secondo la quale i costi comuni delle operazioni militari nell'ambito della PESD dovrebbero essere a carico del bilancio comunitario (PESC) e chiede a tale proposito la modifica dell'articolo 28 del trattato sull'Unione europea; 33. suggerisce la creazione di un'accademia militare comune e propone una cooperazione rafforzata in materia di formazione per garantire una migliore interoperabilità; 34. rammenta la richiesta precedentemente formulata di aggiungere al trattato, sotto forma di un protocollo, una clausola di difesa collettiva per gli Stati membri che desiderano condividere gli obblighi figuranti nell'articolo V del trattato di Bruxelles e porre in tal modo fine all'Unione dell'Europa occidentale; ritiene che tale clausola potrebbe altresì essere applicata all'"Unione europea di difesa e di sicurezza"; 35. condivide il parere secondo il quale, alla luce delle nuove sfide, come le minacce terroristiche che incombono sulla popolazione civile e le istituzioni democratiche, dovrebbe essere introdotta nel trattato una clausola di solidarietà per consentire agli Stati membri di mobilitare tutti gli strumenti civili e militari necessari nell'Unione per prevenire queste minacce terroristiche e rispondere alle stesse; 36. sostiene, a questo scopo, la creazione di un raggruppamento delle unità civili e militari specializzate nella protezione civile, che dovrebbero effettuare un addestramento comune ed essere pronte a intervenire in caso di catastrofi naturali o umanitarie nell'Unione; 37. propone la creazione di una polizia o di una gendarmeria comune per la protezione delle frontiere esterne dell'Unione europea contro il terrorismo e la criminalità organizzata, l'immigrazione clandestina, il traffico di armi, di stupefacenti e di esseri umani; ritiene che questa forza comune costituirebbe un utile strumento supplementare per alcune missioni esterne della PESD; 38. ribadisce il suo sostegno alla creazione di un Consiglio dei ministri della Difesa che sarebbe responsabile delle questioni di capacità e di armamenti, mentre il Consiglio "Affari esteri" continuerebbe ad essere competente per l'analisi della situazione e la gestione delle operazioni di crisi; Relazioni tra l'Unione europea e la NATO 39. ritiene che l'Unione europea e la NATO si rafforzino mutuamente e perora una stretta collaborazione tra di esse; 40. si compiace pertanto dell'accordo di partenariato strategico concluso il 16 dicembre 2002 tra l'Unione europea e la NATO che garantisce l'accesso dell'Unione europea alle risorse e alle strutture della NATO e consente pertanto all'Unione di utilizzare le capacità di pianificazione militare operativa della NATO e le sue strutture di comando per la realizzazione di operazioni condotte dall'Unione europea; 41. si compiace delle modalità adottate al Consiglio europeo di Bruxelles il 24 e 25 ottobre 2002 per la partecipazione di alleati europei che non sono membri dell'Unione europea ad operazioni condotte dall'Unione in caso di utilizzo delle capacità e dei mezzi della NATO; si compiace del fatto che sia stato confermato che non potrà essere avviata nessuna azione se è contraria ai principi della Carta delle Nazioni Unite; 42. si compiace della decisione adottata dalla NATO al vertice di Praga di creare una forza multinazionale di reazione rapida, composta di 21.000 uomini, che possa essere dispiegata molto rapidamente in caso di conflitti gravi, forza che sarebbe complementare a quella di reazione rapida dell'Unione europea, ma ritiene che tale decisione debba essere accompagnata da una chiara definizione dei rapporti tra queste due forze; Legittimità e controllo democratico 43. riconosce che il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite è il principale responsabile del mantenimento della pace e della sicurezza internazionali; 44. chiede che qualunque operazione di gestione delle crisi condotta dall'Unione e decisa dal Consiglio sia approvata dal Parlamento europeo che costituisce l'unica istituzione democratica eletta a suffragio diretto a livello europeo; la decisione dovrà essere adottata a maggioranza assoluta; 45. riconosce la competenza dei parlamenti nazionali in materia di spese militari, acquisto di attrezzature militari e dispiegamento delle forze armate nazionali mentre il Parlamento europeo dovrà approvare il mandato e gli obiettivi di qualsiasi operazione di gestione delle crisi avviata nell'ambito della PESD e assumere la responsabilità dei costi derivanti dalle azioni comuni dell'Unione europea; 46. propone l'organizzazione di riunioni semestrali regolari tra le commissioni competenti del Parlamento europeo e dei parlamenti nazionali al fine di sviluppare una prospettiva comune per quanto riguarda la definizione di una strategia militare comune per la PESD, per lo sviluppo di strutture comuni di comando e di progetti europei comuni di acquisto di armamenti; ritiene che una riunione congiunta di questo tipo potrebbe essere organizzata qualora un'importante operazione comunitaria di gestione delle crisi fosse prevista dal Consiglio con breve preavviso; 47. ritiene che queste riunioni congiunte costituiscano l'organo appropriato al quale dovranno rendere conto il "Rappresentante esterno dell'Unione europea" e i comandanti delle operazioni di gestione delle crisi; 48. chiede che l'articolo 21 del trattato sull'Unione europea non sia limitato alla politica estera e di sicurezza, ma includa altresì la politica di difesa, come in pratica già avviene quando il ministro della Difesa della Presidenza rende conto al Parlamento europeo; 49. chiede altresì che le informazioni comunicate sui progressi compiuti e le decisioni adottate nell'ambito della PESD dalla Presidenza del Consiglio e dal "Rappresentante esterno dell'Unione europea" siano completate dall'obbligo di presentare relazioni scritte al Parlamento qualora sia esplicitamente formulata una richiesta in questo senso; 50. si compiace del lavoro compiuto dalla sua delegazione per le relazioni con l'Assemblea parlamentare della NATO, che costituisce un importante contributo al rafforzamento delle relazioni tra l'Unione europea e la NATO; esorta i membri della delegazione a impegnarsi attivamente nei lavori di commissione dell'Assemblea parlamentare della NATO ed è favorevole all'idea della nomina, nelle due istituzioni, di relatori paralleli sui temi connessi con la PESD; 51. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione nonché al Segretario generale della NATO e al Presidente dell'Assemblea parlamentare della NATO. MOTIVAZIONE In materia di politica estera e di sicurezza, i cittadini dell'Unione europea desiderano un'Europa attiva che promuova in modo responsabile sulla scena internazionale la pace, la stabilità e la sicurezza. I sondaggi di opinione confermano questa affermazione: il 71% dei cittadini europei è favorevole a una politica comune di sicurezza e di difesa, mentre solo il16% è contrario. Dopo le decisioni adottare ad Helsinki nel 1999, l'Unione europea ha moltiplicato gli sforzi per completare i suoi strumenti diplomatici e di politica estera con capacità militari. Il grande obiettivo del 1999, consistente nel disporre, entro il 2003, di una forza di 60.000 uomini che potesse essere dispiegata per operazioni di gestione delle crisi, era basato sull'esperienza acquisita durante la guerra dei Balcani e segnatamente la guerra del Kosovo. All'indomani dell'11 settembre 2001, in una situazione totalmente nuova in materia di sicurezza, occorre chiedersi in quale modo e con quali mezzi l'Europa reagirà alle nuove minacce per la pace nel mondo. L'Unione europea deve trovare, per la propria opinione pubblica, risposte precise sul modo in cui intende garantire la sicurezza del suo territorio e della sua popolazione e contribuire alla stabilità del suo ambiente strategico. La guerra in Afghanistan ha rivelato la nuova dottrina degli Stati Uniti, capaci e decisi a condurre le guerre da soli e a ricercare i partner della coalizione in funzione della missione da effettuare ("la missione determina la coalizione"). Ha, ancora una volta, evidenziato i forti divari tecnologici esistenti tra le capacità militari americane ed europee, che potrebbero costituire un serio ostacolo all'interoperabilità delle forze. Ha, infine, dimostrato che l'Europa è pronta politicamente (Conferenza di Petersberg), economicamente (aiuti alla ricostruzione) e militarmente (ISAF) ad assumersi la responsabilità di missioni di pace internazionali. Il nuovo contesto strategico in materia di sicurezza è caratterizzato, da un lato, dai vari aspetti del terrorismo internazionale, dal moltiplicarsi dei conflitti nel Medio Oriente e in Asia centrale, dallo sgretolamento dei regimi esistenti di controllo degli armamenti e dai rischi di proliferazione delle armi di distruzione di massa e, dall'altro, dall'evoluzione di un'America i cui interessi strategici sono ormai più in Asia che in Europa e che si accontenta di mettere l'8% delle sue forze a disposizione della NATO. Tutto ciò richiede maggiori sforzi militari da parte degli europei, se l'Unione europea vuole diventare un partner credibile sulla scena internazionale, un partner libero degli Stati Uniti, in un'Alleanza atlantica di cui un giorno gli europei dovranno assicurare la leadership accettando di condividere con gli americani l'onere della difesa dei loro valori comuni, in poche parole: alleati, non allineati. Se le mancasse questa volontà, se i governi degli Stati membri dovessero continuare a lasciare agli americani l'onere di condurre le eventuali guerre, accontentandosi di occuparsi degli affari della pace, l'Unione dovrebbe rassegnarsi a svolgere il ruolo degli ateniesi dell'antica Roma, accettando di sottomettersi, in ultima istanza, alla volontà di un nuovo impero. Sappiamo che la grande maggioranza dei nostri concittadini rifiuta di farlo. | |