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![]() | Anche i suoi con il naso storto
A porte chiuse la riunione del Ppe. Ma agli inglesi Silvio è piaciuto
di Giuseppe Iannantuono |
Questa volta l'arroganza è stata fatale per Berlusconi. Le sue battute "ironiche" contro Martin Schulz, deputato tedesco socialdemocratico, e nei confronti dell'intera Assemblea di Strasburgo hanno provocato un contraccolpo forte all'interno del gruppo del PPE. Chiamato a fornire una spiegazione esauriente e convincente da Pottering - presidente del Gruppo PPE - Berlusconi ha eseguito l'ordine presentandosi davanti all'assise popolare. Il mea culpa si è svolto in una riunione straordinaria del Gruppo popolare organizzata a porte chiuse e con dispiegamento di un imponente servizio d'ordine. Capi di imputazione: offesa all'Istituzione del Parlamento europeo ed incontinenza verbale. Accuse di natura etica che hanno schiaffeggiato in pieno volto il sorriso del Cavaliere che, piuttosto incredulo, ha guardato intorno a sé nel vano tentativo di trovare un pieno e totale sostegno dei suoi compagni di partito.
Seduto al banco della presidenza l'accusato ha sfoggiato la sua migliore espressione di disappunto e di contrizione per tentare di calmare la rabbia imbarazzata dei popolari. Che hanno ritenuto imperdonabile aver utilizzato argomenti impropri e di forte tensione emotiva. I più infuriati nei confronti di Berlusconi sono stati i deputati tedeschi, dai cui banchi si è levata la voce autorevole del capo della delegazione che gli ha ricordato come siano stati i popolari tedeschi tra i primi a promuovere lo sdoganamento di Forza Italia in Europa e farle raggiungere la grande famiglia popolare europea. Ed ora il capo spirituale di quel partito li ripaga con la moneta dello scandalo. All'invito esplicito dei tedeschi di fare pubblica ammenda si sono uniti i deputati francesi e i pochi italiani del partito popolare.
Tuttavia Berlusconi ha potuto contare sulla difesa ad oltranza dei popolari danesi, spagnoli, olandesi e dei conservatori inglesi, che pur criticando le espressioni utilizzate durante la replica, hanno apprezzato molto la forma aggressiva e diretta di rivolgersi all'opposizione. Questi ultimi solamente per realismo politico hanno chiesto al Cavaliere - il cui discorso peraltro è piaciuto proprio perché ha finalmente mostrato l'efficacia della forza muscolare della parola inventiva rispetto a quella degli argomenti ragionevoli - di porgere le proprie scuse. La dichiarazione di un deputato spagnolo smaschera l'opportunismo di facciata e mostra bene quanto gli argomenti politici, utilizzati dalla destra italiana, siano ormai patrimonio globalizzato e standardizzato dall'intera destra europea: "Non lasciamo che la sinistra colga la solita occasione ed approfitti della situazione per attaccarci. Dobbiamo reagire e togliere all'opposizione qualunque motivo per rivendicare pubblicamente l'ingiustizia subita". Che sia un'ipotesi o meno però i due schieramenti ricalcano molto da vicino le divisioni interne che hanno consumato l'Europa durante il conflitto in Iraq: da una parte, Francia e Germania che erano favorevoli alla pace ed a una risoluzione diplomatica del problema Iraq e, dall'altra, i paesi allineati con la politica aggressiva americana nonché partigiani dell'esportazione della democrazia con le armi.
Il personaggio Berlusconi catalizza probabilmente le concezioni divergenti che sopravvivono nella gestione degli affari europei. In lui si combinano e si propagano forze eterogenee che vanno dall'antieuropeismo populista a una visione stato-centrica dell'Europa. Berlusconi pur riconoscendo davanti al suo gruppo politico di appartenenza di aver mal valutato la portata emozionale delle sue parole ha mantenuto ferma l'idea che il suo attacco era in realtà parte di una strategia della derisione che mirava a rispondere a tono alla provocazione astutamente organizzata dalla sinistra europea su suggerimento di quella italiana.
Sguardi soprattutto perplessi hanno accompagnato queste battute finali di Berlusconi, poiché a molti è venuto il dubbio che il "grande comunicatore" si sia lasciato prendere in trappola pur sapendo che stava per finirci. Una versione dei fatti che in sostanza non cambia anche se il giorno dopo Berlusconi fa pubblica ammenda ed esprime, al Cancelliere tedesco, il proprio rincrescimento per i fatti accaduti. Ma l'incidente non è assolutamente chiuso, poiché non sposta di una virgola l'altra questione aperta dall'atteggiamento arrogante del Presidente Berlusconi: la crisi interistituzionale aperta tra Parlamento e Presidenza del Consiglio europeo. In quali termini e in quali sedi l'Unione europea potrà risolvere il contrasto che vede due Istituzioni in conflitto è un'altra storia ancora tutta da scrivere.
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