In Parlamento

Intervento sull'incidente del San Gottardo



Strasburgo - Sessione plenaria


25 ottobre 2001


Il gravissimo incidente verificatosi ieri nel tunnel del San Gottardo conferisce purtroppo un ulteriore carattere di urgenza a questa nostra discussione. Del resto, gli incidenti nei tunnel autostradali si sono tragicamente intensificati negli ultimi mesi, e provvedimenti adeguati da parte della comunità internazionale sono ormai assolutamente improcrastinabili. Essi avranno i loro costi, e di cio' bisogna che si facciano carico sia l'Unione Europea sia i Governi nazionali, mettendo al primo posto, anche rispetto alle preoccupazioni economiche, la sicurezza dei cittadini.

La riapertura del tunnel del Monte Bianco - in notevole ritardo rispetto agli impegni sottoscritti dai governi italiano e francese nel gennaio di quest'anno - deve avvenire nel quadro di una serie di condizioni che garantiscano la sicurezza della circolazione e la riduzione al minimo del disagio ambientale. In concreto si tratta di mettere in funzione strumenti di controllo del traffico all'interno della galleria in modo che, anche con l'applicazione di nuove tecnologie, e con una costante presenza del personale di sorveglianza, qualunque incidente venga segnalato tempestivamente; di regolamentare la circolazione in modo da evitare che nel tunnel si trovino contemporaneamente più autocarri pesanti, ricorrendo alla circolazione alternata di questo tipo di veicoli, a più stretti limiti di velocità e simili; di costituire un elenco estremamente rigido di merci di cui è vietato il trasporto attraverso il tunnel (l'incidente del Gottardo non sarebbe stato cosi' grave se uno dei camion non fosse stato carico di un materiale tanto infiammabile come i pneumatici); di adottare ogni altro provvedimento atto a distribuire in maniera equilibrata il passaggio degli autocarri commerciali tra i non molti tunnel autostradali che uniscono l'Italia all'Europa.

La soluzione dei tanti problemi posti dai trafori autostradali si potrà avere, ovviamente, solo con un deciso trasferimento del trasporto merci dalla strada alla ferrovia, ed è in questa direzione che l'Unione dovrà dirigere tutti i propri sforzi. Questo trasferimento, tuttavia, è un processo che richiede tempo, e percio' sembrano alquanto demagogici e irrealistici gli appelli di coloro che, mossi certo dalle migliori intenzioni ambientaliste, invocano oggi la chiusura totale del tunnel del Monte Bianco al traffico commerciale. Va notato che, almeno in Italia, queste voci si levano anche a contrastare la realizzazione di una nuova e più veloce linea ferroviaria ad alta velocità fra Torino e Lione, progettata proprio in vista di una più equilibrata distribuzione del trasporto delle merci. Per quanto dunque si condividano le preoccupazioni ambientaliste a difesa dell'ambiente alpino della Val d'Aosta, non si puo' non tenere conto delgli interessi economici, anche in termini di posti di lavoro, che il tunnel comporta anzitutto per la stessa valle e poi per tutta l'Italia. Questi legittimi interessi sono del resto rispecchiati dai sondaggi realizzati nella valle, secondo i quali la grandissima maggioranza dei cittadini vede con favore la riapertura della galleria.

Cio' che si chiede, dunque, è: che la riapertura avvenga con le condizioni di sicurezza elencate sopra; e parallelamente a una decisa iniziativa internazionale per lo sviluppo di nuove infrastrutture ferroviarie, tra le quali spiccano la nuova linea Torino-Lione; il miglioramento delle condizioni di instradamento del traffico commerciale sulla linea Torino- Bardonecchia- Amberieu; l'allargamento della galleria del Col di Tenda.

Su tutto questo, chiediamo che la commissione intergovernativa italo francese costituita con la dichiarazione del gennaio 2001 riferisca al più presto al Parlamento .

GIANNI VATTIMO