In Parlamento

Interrogazione scritta alla Commissione Europea sul vegetarismo

presentata dall'On. Gianni Vattimo (PSE)

8 giugno 2002



Un numero sempre maggiore di nutrizionisti e scienziati evidenzia l'importanza per la salute umana della riduzione dei consumi di proteine e grassi di origine animale e studi epidemiologici rivelano una minore incidenza di patologie per i soggetti che seguono un regime alimentare vegetariano.

E' stato inoltre evidenziato nuovamente da più soggetti nel corso del Vertice sull'Alimentazione organizzato dalla FAO che il consumo diretto di alimenti di origine vegetale rispetto alla destinazione degli stessi agli animali destinati alla macellazione renderebbe disponibili quantitativi enormemente maggiori di cibo, fornendo una valida risposta alle esigenze alimentari del Sud del mondo.

Attualmente, circa il 50 % dei cereali ed il 75 % di soia prodotti a livello planetario vengono utilizzati per nutrire animali allevati, con un evidente spreco di risorse alimentari.

I metodi di allevamento intensivo costituiscono attualmente la modalità più diffusa degli animali, con rilevanti ripercussioni negative sul loro benessere e la grande concentrazione di allevamenti industriali ha spesso provocato danni ambientali di grandi proporzioni. Anche la diffusione degli impianti di itticoltura sta creando numerosi problemi di inquinamento ed un uso intensivo di antibiotici perché i pesci riescano a sopravvivere alle inadeguate condizioni di detenzione.

Nonostante ciò, più volte la Commissione ha concesso fondi per la promozione dei consumi di carne e pesce negli Stati Membri, come forma di aiuto agli allevatori e pescatori, ma non risulta alcun progetto di sviluppo di comunicazioni rivolte ai cittadini europei per invitarli ad abbandonare i consumi di alimenti di origine animale, scelta già compiuta da milioni di cittadini europei.

Si chiede pertanto alla Commissione

  • di conoscere se siano programmati interventi di promozione del vegetarismo per ragioni etiche, salutistiche, di solidarietà umana ed ambientali;

  • in caso negativo, se non ritenga opportuno avviare campagne di informazione e sensibilizzazione di questo genere, coinvolgendo studenti e cittadini;

  • se non ritenga opportuno avviare una riforma radicale della politica agricola europea, privilegiando le produzioni di vegetali che possono apportare benefici in termini di benessere animale, salute dei cittadini, costi ambientali e solidarietà con i paesi in via di sviluppo.