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![]() | La sinistra "avventurista" replica: Berlusconi? Resta un tiranno
La diessina Melandri: non siamo divisi in due, abbiamo solo tensioni diverse e il Cavaliere lo batteremo alle elezioni Tranfaglia dopo l'editoriale di Panebianco: mai pensato di usare metodi non democratici
di Fabrizio Roncone |
ROMA - Sono molte, come si sa, le questioni che tengono vivo il dibattito all'interno della sinistra italiana. Ma ieri, Angelo Panebianco, nell'editoriale pubblicato sul Corriere, ne ha posta una in modo esplicito. Dice Panebianco: la sinistra italiana è stretta in un intreccio fatale. Divisa, com'è, in due. Da una parte, la sua anima riformista, democratica, "per la quale il governo Berlusconi è un governo su cui pesa l'anomalia di un irrisolto conflitto di interessi, ma la cui legittimità è indiscutibile". Dall'altra, "una sinistra estremista, e un po' avventurista", che usa toni - afferma Panebianco - "da guerra civile". La sinistra, per intenderci, dei girotondini, dei "fautori del giacobinismo giudiziario" e di altre "formazioni partigiane". Il professor Nicola Tranfaglia non è solo uno dei fondatori di "Altera", l'associazione torinese che ha fortemente appoggiato tutte le iniziative dei Girotondi di Nanni Moretti, è anche il direttore di Aprile, la rivista di riferimento del cosiddetto Correntone diessino. "Panebianco pone un problema che, per me, non esiste. Nella sinistra italiana ci sono certamente concezioni riformiste diverse. Ma nessuno di noi, noi che pure abbiamo appoggiato e appoggiamo certi movimenti, ha mai pensato di combattere Berlusconi con metodi che non fossero democratici. Non credo esista una sinistra che auspica l'uso di metodi democratici e un'altra affascinata dal giacobinismo giudiziario...".
"Di antidemocratico c'è ben altro". Gianni Vattimo, europarlamentare ds e "militante di Aprile, posto che questa associazione ancora esista", è perentorio. "Una parte della sinistra italiana pensa a Berlusconi come a un "tiranno". Ma come potrebbe altrimenti essere definito? La verità, l'unica possibile per la sinistra, è che la condizione necessaria per riportare il Paese su binari democratici è quella di abbattere, appunto, il "tiranno", vale a dire Berlusconi". Vattimo non prende neppure fiato. "Fassino, e quelli come lui devono convincersi che non si possono fare riforme con Berlusconi. E non è solo un problema di conflitto di interessi, di Rai blindata, è soprattutto un problema giudiziario".
Giovanna Melandri, deputato di spicco dei ds e però anche assidua frequentarice dei Girotondi e animatrice, con Giovanni Berlinguer, del "Correntone", sulla cui attuale esistenza aleggiano gli autorevoli dubbi di Gianni Vattimo, raccomanda di non agire come "entomologi" che, studiando la sinistra italiana, "sperano, fortemente, di ritrovarsela divisa, nettamente, in due". E invece? "E invece no, non è divisa, nettamente, in due". La sinistra sarebbe unita? "Nemmeno. Ma non ce n'è una buona e una cattiva. C'è una sinistra che, pur con tensioni diverse, si batte contro i blitz anticostituzionali di Berlusconi".
Una sinistra con tensioni diverse. E' d'accordo il deputato verde Paolo Cento , ascoltato sia dai centri sociali che dalle associazioni ambientaliste. "Non c'è una sinistra "avventurista", casomai ce ne è una radicale. Ambientalisti, cattolici... È la sinistra che io immagino possa ritrovarsi sotto il cartello di Polo Arcobaleno, per camminare, insieme a quella dei partiti, verso il governo Prodi".
Interviene anche un liberale come Mario Segni, segretario del Patto. "Lasciamo stare certi distinguo sulla sinistra. Il dato sul berlusconismo, infatti, è oggettivo: siamo di fronte a una vera, tragica anomalia dello stato liberale".
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