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Diritti d'Unione

di Giuseppe Iannantuono

Da Avvenimenti, 25 settembre - 2 ottobre 2003



I diritti bussano a Strasburgo e Strasburgo risponde votando due risoluzioni sui diritti umani nell'Ue e nel mondo. L'Unione denuncia le sue colpe, ma allargando il campo, dalle risoluzioni risulta che lo stato di salute dei diritti umani nel resto del mondo peggiora in modo progressivo. Il dato che emerge è di una schizofrenia grave: da una parte la definizione dell'Europa come una comunità di valori, dall'altra la realtà delle violazioni dei diritti fondamentali, soprattutto nelle relazioni internazionali, da parte delle stesse Istituzioni europee. Se per diritti umani si intendono i diritti politici, civili, economici, sociali e culturali, sono proprio questi a non essere osservati e rispettati quando si fanno accordi commerciali internazionali tra Ue e altri stati. L'accusa rivolta ai paesi europei è grave: nella loro politica nazionale gli stati membri sostengono regimi non democratici nelle diverse parti del mondo, per proteggere i propri interessi economici, militari o di altra natura. Così facendo l'Unione europea si pone in contrasto con l'applicazione del rispetto dei diritti dell'uomo, sancita da una risoluzione comunitaria, e delude l'obbligo etico e politico di perseguire, negli accordi di associazione e di cooperazione economica, la promozione di diritti umani, della democrazia e del buon governo. Ma come Machiavelli insegnava, l'etica non è contemplata negli affari correnti della Realpolitik che è, piuttosto, il risultato di una miscela di convenienze ed opportunismi.

La situazione dei diritti dell'uomo non è migliore in seno all'Ue. Non mancano colpevoli ritardi nell'applicazione di risoluzioni volte ad eliminare le discriminazioni fondate sull'orientamento sessuale (riconoscimento di pari diritti tra coppie di fatto ed omosessuali e coppie sposate - libera circolazione, matrimonio, adozione di minori) e sul colore della pelle (recrudescenza di un razzismo verbale, propaganda razzista exnofoba anche in Internet). Le critiche toccano altri ambiti, dalla scarsa protezione dei dati personali, al mancato rispetto della libertà di religione, alle poche garanzie per un'istruzione pubblica per tutti. Un punto delicato per le sorti della libertà dell'individuo è rappresentato dalle politiche di sicurezza nazionale e di lotta al terrorismo dopo i fatti dell'11 settembre. In questo campo si assiste a un aumento dell'uso della tortura e a un impiego illegittimo della violenza e della detenzione preventiva per lunghi periodi. Misure repressive che portano a un deterioramento delle condizioni legali dell'arresto e alla restrizione del diritto d'asilo e d'immigrazione. Una parabola che si chiude malamente con l'uso sproporzionato della forza da parte della polizia, che ha portato nel 2002 alla morte di 10 persone - che non rappresentavano un pericolo reale - o a causa di azioni brutali e violente perpetrate nei commissariati di polizia.

Un capitolo a parte è costituito dal problema del monopolio e della concentrazione dei media: leggi caso Berlusconi. Il Parlamento europeo ha sottolineato come il potere mediatico in Italia sia concentrato nelle mani esclusive del presidente del Consiglio, con il rischio di un impoverimento della pluralità delle fonti di informazione e di messa in pericolo della libertà di espressione e di opinione. Il dibattito sulle mozioni si è chiuso con una proposta alla Commissione esecutiva, formulata dal diessino Volcic, di dar vita ad una consultazione pubblica per proporre una direttiva sul pluralismo e la libertà d'informazione nell'Unione.