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Un biglietto in bacheca
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Gianni Vattimo ha due idee: "Se il problema sono gli spacciatori, c'è un modo per risolverlo radicalmente. Legalizzare. Lo spaccio è clandestinità. La clandestinità è tensione sociale. Cosa succederebbe se togliessimo i pusher dalle nostre strade?". La seconda provocazione del filosofo che vive nel centro storico è un gioco di immedesimazione: "Se io fossi il sindaco di Torino, di fronte all'ennesima aggressione ai Giardini Reali, direi semplicemente: "Chissà cosa sarebbe successo se non avessimo fatto tutto questo...". Tutto questo lavoro per rendere la città più vivibile, affollata, aperta. Voglio dire: il sindaco non ha poteri assoluti. Il suo compito è creare occasioni d'incontro, offrire spazi e opportunità. E questo, Chiamparino lo sta facendo senza dubbio". Ma poi giù, nel concreto della strada, con quegli occhi segnati da certi spaventi, quello che sostiene il filosofo e quello che ha fatto il sindaco, sfuma. C'è l'esasperazione delle vittime. E ci sono altri punti di vista. Per esempio quello di un lettore: "Che senso ha organizzare un Punto Estivo in una zona così violenta? Personalmente trovo vergognoso istituire un ritrovo senza assicurare anche la dovuta protezione a chi li frequenta".
I Giardini Reali sono la brutta novità dell'estate. Nove aggressioni denunciate. Un numero imprecisato si scippi archiviati dal silenzio e della rassegnazione di chi li ha patiti. Una nuova priorità per le forze dell'ordine. Anche se a ben guardare, tutto era già cominciato nella primavera del 2001. Quando su una bacheca dell'Istituto tecnico Avogadro di corso San Maurizio, era stato affisso un avviso diverso da tutti gli altri: "Ragazzi, per andare a prendere un tram in viale dei Partigiani, evitate di passare per i Giardini Reali, sono pieni di spacciatori, Non correte rischi inutili: fate il giro largo".
Più di qualsiasi altro parco cittadino, questo giardino bellissimo deve trovare equilibri difficili e tentare convivenze complicate. Ci sono i nuovi giochi per i bambini e le mamme che protestano con parole già sentite: "Il trenino è sempre pieno di sporcizia, bottiglie rotte e siringhe...". Perché ci sono gli spacciatori e ci sono i tossicodipendenti. I cani, i turisti, la gente in pausa pranzo e quelli che fanno skate-board sul monumento. Due case occupate dagli squatter. Un campetto da calcio inaugurato quest'anno all'angolo con via Rossini. Ci sono tutti i pittori della domenica, e tutti i giorni della settimana, le macchine che tagliano il giardino in due. La desolazione dell'inverno. E la vita notturna dei mesi estivi. Il jazz, il rock, le birre e le salamelle (ma proprio qui, nei primi anni novanta, gli ambientalisti vinsero la guerra alle feste di partito).
Adesso no. Il verde pubblico resta sullo sfondo. Il rumore non è all'ordine del giorno. Su tutto emerge il problema della sicurezza. Che non è più solo la piaga dei furti, sono aggressioni, ricatti e bottigliate. I poliziotti del commissariato centro si stanno impegnando molto.
Il vicequestore Vincenzo De Gaetano ha predisposto pattugliamenti straordinari nelle ore serali. E ha ottenuto dei risultati: quindici arresti per spaccio nelle ultime operazioni. Ma lo stesso commissariato deve controllare anche i Murazzi, la zona di Piazza Vittorio, Piazza Carlo Felice, tutte le vie che confinano con San Salvario. E allora, quello della polizia diventa un lavoro impervio. Se è esclusivamente un problema di ordine pubblico, mancano agenti: lo dicono tutti in questura. Se invece è un problema più complesso, servono idee. "Ci vuole il coraggio di cambiare - dice Vattimo - servono leggi migliori e scuole per tutti i ragazzini".
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